Regolamento Regionale 22 aprile 2015, n. 12 Regolamento regionale “Presidi territoriali di recupero e
riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche,
psichiche, sensoriali o miste: fabbisogno, autorizzazione alla realizzazione,
autorizzazione all’esercizio, accreditamento, requisiti strutturali,
organizzativi e tecnologici
IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE
Visto l’art. 121 della Costituzione, così come
modificato dalla legge costituzionale 22 novembre 1999 n. 1, nella parte in cui
attribuisce al Presidente della Giunta Regionale l’emanazione dei regolamenti
regionali;
Visto l’art. 42, comma 2, lett. c) L. R. 12 maggio 2004, n. 7 “Statuto della Regione Puglia”;
Visto l’art. 44, comma 1, L. R. 12 maggio 2004, n. 7 “Statuto della Regione Puglia”;
Vista la Delibera di Giunta
Regionale n. 690 del 02/04/ 2015 di adozione del Regolamento;
EMANA
Il seguente Regolamento:
Art. 1Finalità Il presente Regolamento individua il fabbisogno, disciplina
l’autorizzazione alla realizzazione ed all’esercizio, individua i requisiti
minimi strutturali, tecnologici ed organizzativi per l’autorizzazione
all’esercizio, individua gli ulteriori requisiti per l’accreditamento delle
strutture extraospedaliere denominate Presidi territoriali di recupero e
riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche,
psichiche, sensoriali o miste ( di seguito indicati come Presidi di
riabilitazione funzionale), nonchè i criteri di eleggibilità degli assistiti che
possono accedere ai predetti Presidi.
Art. 2Tipologie dei presidi territoriali di recupero e
riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilita’ fisiche,
psichiche, sensoriali o miste
Si definiscono Presidi territoriali di recupero e riabilitazione funzionale le
strutture che erogano prestazioni a ciclo continuativo e/o diurno che provvedono
al recupero funzionale e/o al completamento del processo di recupero e/o al
mantenimento-prevenzione della progressione della disabilità dei soggetti
portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste dipendenti da
qualunque causa. I Presidi territoriali di recupero e riabilitazione
funzionale sono organizzati in nuclei di tipo residenziale, semiresidenziale,
ambulatoriale e domiciliare dedicati per tipologia di intensità di prestazioni e
di paziente (adulto o in età evolutiva). Ciascun nucleo deve essere autorizzato
all’esercizio ed accreditato secondo le modalità dettate dal presente
regolamento. Le tipologie di nuclei previsti dal presente regolamento sono:
TIPOLOGIA DI
ASSISTENZA |
MODULO IN RIFERIMENTO ALLA TIPOLOGIA DI INTERVENTO
RIABILITATIVO |
TIPOLOGIA DI PAZIENTE/NUMERO DI POSTI PER MODULO |
TIPOLOGIA DI PAZIENTE/NUMERO DI POSTI PER
MODULO |
ASSISTENZA |
Nucleo di riabilitazione Intensiva* |
Età adulta 20 posti letto |
Età evolutiva 10 posti letto |
Nucleo di Riabilitazione estensiva* |
Età adulata 20 posti letto |
Età evolutiva 10 posti letto |
Nucleo di riabilitazione in fase di mantenimento * - tipologia di paziente 1 |
Età adulata 20 posti letto |
|
Nucleo di Riabilitazione in fase di mantenimento
* - tipologia di paziente 2 |
Età adulata 20 posti letto |
|
ASSISTENZA
SEMIRESIDENZIALE |
Nucleo di Riabilitazione estensiva * |
|
Età evolutiva 20 posti |
Nucleo di riabilitazione in fase di mantenimento * |
Età adulta 20 posti |
|
*cfr. Documento Prestazioni residenziali e
semiresidenziali del Ministero della Salute -
Direzione generale della
programamzioe sanitaria, dei livelli di assistenza e dei
principi etici di sistema -
Commissione nazionale per la definizione e laggiornamneto
dei livelli essenziali di
assistenza.
*cfr. DPCM 29 novembre 2001 Definizione dei
Livelli Essenziali di assistenza sez. 1.C
Area integrazione sociosanitaria,
punti 8 Assistenza territoriale semiresidenziale,
micro livello Attività saniatria
sociosanitaria nellambito di progarmmi riabilitativi
a favore di disabili fisici, psichici
e sensoriali e punto 9 Assistenza territoriale residenziale,
micro livello ttività sanitaria e
sociosanitaria nellambito di programmi riabilitativi a
favore di disabili fisici, psichici e
sensoriali
I Presidi territoriali di Recupero e
Riabilitazione possono prevedere nuclei specializzati per una o più tipologie
d’intensità di cura. L’assistenza riabilitativa per l’età evolutiva deve
essere erogata in nuclei esclusivamente dedicati. Al fine dell’erogazione dei
servizi di riabilitazione nei nuclei dedicati all’età evolutiva, il compimento
della maggiore età non costituisce elemento discretivo ai fini della sussistenza
dei requisiti di inquadramento del paziente all’interno del modulo dedicato. La
valutazione sulla possibilità di inserimento all’interno di nucleo dedicato
dovrà essere condotta attraverso l’analisi complessiva delle condizioni del
paziente, del percorso seguito, della risposta al progetto riabilitativo erogato
e/o erogando, e di ogni altra circostanza utile. I Presidi territoriali che
erogano prestazioni di tipo intensivo devono prevedere nuclei di tipo estensivo.
Nell’assistenza semiresidenziale possono essere predisposti uno o più nuclei
dedicati alle prestazioni di riabilitazione estensiva e/o alle prestazioni di
riabilitazione nella fase di mantenimento. Al nucleo riabilitativo per la fase
di mantenimento può accedersi anche al completamento del progetto-percorso di
riabilitazione estensiva.
Art. 3Nucleo di assistenza residenziale riabilitativa intensiva
Il nucleo ospita pazienti adulti o minori che
hanno superato la fase acuta della malattia, stabilizzati nelle funzioni vitali
e con necessità d’intervento riabilitativo intensivo secondo il modello previsto
dal presente regolamento e di supporto multiprofessionale distribuito nell’arco
delle 24 ore. Il paziente deve essere in grado di offrire partecipazione attiva
al programma riabilitativo e presentare un basso rischio di instabilità clinica.
In riferimento ai pazienti minori, il nucleo ospita pazienti con patologie
di pertinenza prevalente della Medicina Fisica e Riabilitazione.
Alla riabilitazione intensiva si accede:
1) previa prescrizione del Medico dell’Unità Operativa ospedaliera
per acuti che dimette il paziente ove non disponibile il medico specialista in
riabilitazione. La valutazione del rischio di instabilità clinica deve essere
effettuata dal prescrittore, il quale compila la scheda di presentazione del
paziente,di cui all’allegato A al presente regolamento, in cui è inclusa la NEWS
che esprime un indice di probabilità di deterioramento clinico e la CIRS (
Modified Comulative Illness Rating Scale - versione 10/2013 ). I dati riportati
nella scheda devono essere stati rilevati non oltre le 48 ore precedenti la
richiesta. La NEWS e la CIRS, benché approvate dalla comunità scientifica, sono
soltanto uno strumento indicativo. Resta ferma la responsabilità del dirigente
medico nella valutazione clinica del paziente. 2) previa prescrizione del
Medico dell’Unità Operativa di riabilitazione cod. 56 e dell’Unità Operativa di
lungodegenza cod. 60.
La prescrizione dei precedenti punti 1) e 2) deve essere firmata e
timbrata dal dirigente medico che la rilascia sotto la propria personale
responsabilità. La prescrizione deve espressamente indicare che “il paziente, in
condizioni cliniche stabilizzate, necessita di n. ____ gg di trattamento
riabilitativo residenziale intensivo. Il paziente richiede elevato impegno
assistenziale (nursing infermieristico articolato nell’arco delle 24 ore) e non
può essere avviato alla riabilitazione ambulatoriale e/o domiciliare.” Si
può accedere alla riabilitazione intensiva territoriale se sussiste il bisogno
riabilitativo intensivo e il paziente è in condizioni cliniche stabilizzate.
In nessun caso un paziente che necessiti di riabilitazione ma che sia in
condizione di potenziale alto rischio di instabilità clinica può accedere al
presidio di riabilitazione extraospedaliera. La presa in carico del paziente
deve essere comunicata dalla struttura, entro 5 giorni lavorativi, alla Unità
Operativa territoriale del Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitativa
(DIP. MFeR) della ASL nella quale insiste la struttura
erogante, e per conoscenza, ai fini del monitoraggio del percorso riabilitativo,
alla Unità Operativa (U.O.) territoriale del DIP. MFeR di residenza del
paziente. Quest’ultima comunicherà al Distretto Socio Sanitario di residenza del
paziente l’avvenuta presa in carico. Resta impregiudicata l’attività di verifica
dell’appropriatezza da parte dell’UVARP territorialmente competente sui
trattamenti erogati (ingressi e/o proroghe).
La durata del trattamento riabilitativo
residenziale intensivo è pari ai valori soglia per la riabilitazione ospedaliera
(disciplina cod. 56) (riabilitazione neurologica 60 giorni; riabilitazione
ortopedica 40 giorni; 30 giorni tutti gli altri casi). Al termine del percorso
di trattamento riabilitativo intensivo, persistendo il bisogno del paziente di
assistenza, questi sarà trasferito in altro setting assistenziale appropriato
nel rispetto delle procedure previste negli specifici paragrafi del presente
regolamento o di altri regolamenti regionali.
La richiesta di
proroga per l’ulteriore permanenza nel nucleo di riabilitazione
intensiva deve essere preventivamente autorizzata, secondo le procedure che
saranno definite con i soggetti interessati, dal DIP. MFeR della ASL nella quale
insiste la struttura erogante. A tal fine la struttura che ha in carico il
paziente, almeno 10 giorni lavorativi prima della scadenza, notifica
inderogabilmente la richiesta di proroga alla U.O. territoriale del DIP. MFeR
della ASL nella quale insiste la struttura erogante, e per conoscenza, ai fini
del monitoraggio del percorso riabilitativo, alla U.O. del DIP.MFeR di residenza
del paziente. Il DIP. MFeR della ASL nella quale insiste la struttura
erogante provvede, anche per il tramite delle proprie UU.OO. territoriali, alle
valutazioni della richiesta di prosecuzione del trattamento ed a comunicare, in
caso di esito favorevole, l’autorizzazione alla struttura richiedente e all’U.O.
del DIP. MFeR di residenza del paziente. Quest’ultima comunicherà al
Distretto Socio Sanitario di residenza del paziente la prosecuzione del
trattamento in regime di proroga. Analoga procedura è attivata in caso di
esito negativo alla richiesta di proroga. Decorsi inutilmente i termini dei
10 gg. lavorativi, la proroga s’intende tacitamente accordata. Resta
impregiudicata l’attività di verifica dell’appropriatezza da parte dell’UVARP
territorialmente competente sui trattamenti erogati (ingressi e/o proroghe) in
sede di verifica dell’appropriatezza che vale fatto salvo il periodo di proroga
tacitamente accordato. II nucleo erogativo di assistenza residenziale
intensiva per l’età adulta è costituito da 20 posti letto. II nucleo
erogativo di assistenza residenziale intensiva per l’età evolutiva è costituito
da 10 posti letto.
Art. 4Nucleo di assistenza residenziale riabilitativa estensiva Il nucleo ospita pazienti adulti o minori con
compromissione funzionale tale da richiedere un percorso riabilitativo di
recupero per paziente non gestibile al proprio domicilio né in ambulatorio per
la necessità di assistenza e sorveglianza infermieristica h24. Il ricovero in
tale nucleo è di durata limitata, può anche conseguire alla fase intensiva per
il completamento del recupero funzionale. Al nucleo possono accedere pazienti
con bisogno di recupero funzionale, qualora siano peggiorati i livelli di
autonomia e delle abilità comunicativo-relazionali, provenienti dall’ambulatorio
specialistico o dal domicilio su specifica autorizzazione dell’ U.O.
territoriale di Medicina Fisica e Riabilitazione insistente nel DSS ove ha
residenza il paziente. Il paziente è in grado di offrire partecipazione
attiva al programma di riabilitazione estensiva. Il conseguimento degli
obiettivi esplicitati nel Progetto Riabilitativo Individuale (PRI) (oppure la
costatazione per mezzo di valutazioni specialistiche e scale validate
dell’impossibilità del loro raggiungimento) segna il termine di questo tipo di
assistenza residenziale. Nel prosieguo, persistendo il bisogno di assistenza in
regime residenziale, in assenza di margini di recupero funzionale, il paziente
adulto sarà ospitato nel nucleo di mantenimento, se non avviabile al ricovero di
mantenimento in strutture sociosanitarie. Resta impregiudicata la possibilità
della presa in carico del paziente nei setting assistenziali ambulatoriale e
domiciliare. Si può accedere alla riabilitazione estensiva extraospedaliera
se il paziente è in condizioni cliniche stabilizzate. In nessun caso un paziente
che necessiti di riabilitazione ma che sia in condizione di potenziale alto
rischio di instabilità clinica può accedere al presidio di riabilitazione
extraospedaliera. In riferimento ai pazienti minori, il nucleo ospita
pazienti con patologie di pertinenza prevalente della Medicina Fisica e
Riabilitazione.
Alla riabilitazione estensiva si accede:
1) previa prescrizione del Medico dell’Unità Operativa ospedaliera
per acuti che dimette il paziente ove non disponibile il medico specialista in
riabilitazione. La valutazione del rischio di instabilità clinica deve essere
effettuata dal prescrittore, il quale compila la scheda di presentazione del
paziente,di cui all’allegato A al presente regolamento, in cui è inclusa la NEWS
che esprime un indice di probabilità di deterioramento clinico e la CIRS (
Modified Comulative Illness Rating Scale - versione 10/2013 ). I dati riportati
nella scheda devono essere stati rilevati non oltre le 48 ore precedenti la
richiesta. La NEWS e la CIRS, benchè approvate dalla comunità scientifica, sono
soltanto uno strumento indicativo. Resta ferma la responsabilità del dirigente
medico nella valutazione clinica del paziente.
2) previa prescrizione
del Medico dell’Unità Operativa di riabilitazione cod. 56 e dell’Unità Operativa
di lungodegenza cod. 60. La prescrizione deve essere firmata e timbrata dal
medico specialista che la rilascia sotto la propria personale responsabilità.
La prescrizione dei precedenti punti 1) e 2) deve espressamente indicare che
“il paziente, in condizioni cliniche stabilizzate, necessita di n. ____ gg di
trattamento riabilitativo residenziale estensivo. Il paziente richiede elevato
impegno assistenziale (nursing infermieristico articolato nell’arco delle 24
ore) e non può essere avviato alla riabilitazione ambulatoriale e/o
domiciliare.” La presa in carico del paziente deve essere comunicata, entro
5 giorni lavorativi, alla U.O. territoriale del DIP. MFeR della ASL nella quale
insiste la struttura erogante, e per conoscenza, ai fini del monitoraggio del
percorso riabilitativo, alla U.O. del DIP. MFeR di residenza del paziente.
Il DIP. MFeR potrà definire con i soggetti interessati canali di
comunicazione specifici al fine di semplificare e velocizzare le procedure.
3) Con preventiva autorizzazione rilasciata dalla U.O. del DIP. MFeR
della ASL in cui insiste la struttura erogante, su richiesta avanzata dalla
struttura di riabilitazione intensiva territoriale ove, alla fine del periodo di
riabilitazione intensiva, il paziente necessiti di proseguire il trattamento
riabilitativo in regime residenziale. A tal fine la struttura che ha in
carico il paziente, almeno 10 giorni lavorativi prima della scadenza, notifica
la richiesta di trattamento alla U.O. del DIP. MFeR della ASL in cui insiste la
struttura erogante, e per conoscenza, ai fini del monitoraggio del percorso
riabilitativo, alla U.O.del DIP. MFeR di residenza del paziente. Il DIP. MFeR
della ASL in cui insiste la struttura erogante provvede, quindi, per il tramite
delle proprie UU.OO. territoriali, alle valutazioni della richiesta del
trattamento ed a comunicare, in caso di esito favorevole, l’autorizzazione alla
struttura richiedente e alla U.O.del DIP. MFeR di residenza del paziente.
Analoga procedura è attivata in caso di esito negativo alla richiesta di
trattamento.
4) Con preventiva autorizzazione rilasciata dalla U.O. del
DIP. MFeR insistente nella ASL ove ha residenza il paziente su
prescrizione-proposta del MMG o PLS. La presa in carico del paziente deve
essere comunicata dalla struttura, entro 5 giorni lavorativi, alla U.O. del DIP.
MFeR presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante, e per conoscenza,
ai fini del monitoraggio del percorso riabilitativo, alla U.O. del DIP. MFeR
presente nella ASL di residenza del paziente.
In tutti i casi innanzi previsti, l’U.O. del DIP. MFeR di
residenza comunicherà al Distretto Socio Sanitario di residenza del paziente
l’avvenuta presa in carico.
La durata del trattamento
riabilitativo residenziale estensivo è fino a 60 giorni, salvo proroga.
La richiesta di proroga per l’ulteriore permanenza nel
nucleo di riabilitazione estensiva deve essere preventivamente autorizzata
dall’U.O.del DIP. MFeR della ASL in cui insiste la struttura erogante. A tal
fine la struttura che ha in carico il paziente, almeno 10 giorni lavorativi
prima della scadenza, notifica la richiesta di proroga alla U.O. territoriale
del DIP. MFeR della ASL in cui insiste la struttura erogante, e per conoscenza,
ai fini del monitoraggio del percorso riabilitativo, alla U.O. del DIP. MFeR
della ASL di residenza del paziente. Il DIP. MFeR della ASL in cui insiste
la struttura erogante provvede, quindi, per il tramite delle proprie UU.OO.
territoriali, alle valutazioni della richiesta di prosecuzione del trattamento
ed a comunicare, in caso di esito favorevole, l’autorizzazione alla struttura
richiedente e all’U.O. del DIP. MFeR della ASL di residenza del paziente.
Quest’ultima comunicherà al Distretto Socio Sanitario di residenza del
paziente la prosecuzione del trattamento in regime di proroga. Analoga
procedura è attivata in caso di esito negativo alla richiesta di proroga.
Decorsi inutilmente i termini dei 10 gg. lavorativi, la proroga s’intende
tacitamente accordata. Resta impregiudicata l’attività di verifica
dell’appropriatezza da parte dell’UVARP territorialmente competente sui
trattamenti erogati (ingressi e/o proroghe) in sede di verifica
dell’appropriatezza che vale fatto salvo il periodo di proroga tacitamente
accordato. II nucleo erogativo di assistenza residenziale estensiva per
l’età adulta è costituito da 20 posti letto. II nucleo erogativo di
assistenza residenziale estensiva per l’età evolutiva è costituito da 10 posti
letto.
Art. 5Nucleo di assistenza residenziale di mantenimento riabilitativo (per
disabili ad ALTA complessità assistenziale sanitaria) Il nucleo è dedicato a pazienti ad ALTA complessità assistenziale sanitaria. I “NUCLEI” per Assistenza Residenziale di Mantenimento Riabilitativo possono essere di due tipi diversi che accolgono due tipologie di pazienti.
1ª tipologia: disabile adulto in condizioni di soddisfacente compenso clinico delle funzioni vitali ma che necessita di assistenza medica per il mantenimento della stabilità clinica, che non possiede i requisiti per l’inserimento nel Centro Risvegli di cui al R.R. n. 24/2011 ma presenta tutte le caratteristiche sotto elencate: a) necessità di assistenza infermieristica h24 per attività complesse che non possono essere gestite al domicilio del paziente (assistenza respiratoria, nutrizionale per via parenterale o PEG, infusioni protratte di terapia e.v, altre procedure infermieristiche che richiedano anche vigilanza del paziente e delle apparecchiature a supporto delle funzioni vitali). b) ridotta possibilità di recupero funzionale (l’attività riabilitativa è compresa fra i 30 ed i 60 minuti al giorno ed è finalizzata al mantenimento della funzioni riacquistate, ove possibile al contrasto del declino funzionale in caso di patologie neurodegenerative ed alla prevenzione delle complicanze terziarie).
2ª tipologia: Disabile adulto non autosufficiente per disabilità connatali o acquisite in età evolutiva che ha completato il processo di recupero funzionale ma che necessita di prestazioni di riabilitazione e sorveglianza sanitaria per il mantenimento e/o prevenzione della progressione della disabilità e dell’esclusione sociale. Il nucleo non può ospitare pazienti provenienti dalle strutture di cui all’art.1, comma 2, lettera b) del Regolamento regionale n. 14/2014 i quali potranno proseguire il percorso assistenziale presso le strutture psichiatriche. Questo tipo di paziente deve possedere tutte le caratteristiche sotto elencate: a) Necessità di assistenza medica, infermieristica, riabilitativa alla persona che non può essere gestito al domicilio; b) Ridotta possibilità di recupero delle autonomie con rischio di scompenso emotivo-comportamentale e peggioramento funzionale qualora estrapolato dall’abituale contesto educativo e relazionale; c) Necessità di una presa in carico assistenziale sanitaria e di tutela nel lungo termine (medica, psicologica, infermieristica e riabilitativa) che non può essere garantita in ambito familiare e in altro setting assistenziale. Si può accedere alla riabilitazione di mantenimento extraospedaliera se il paziente è in condizioni cliniche stabilizzate. In nessun caso un paziente che necessiti di riabilitazione ma che sia in condizione di potenziale alto rischio di instabilità clinica può accedere al presidio di riabilitazione extraospedaliera. (1) (1)
Alla riabilitazione sanitaria di mantenimento si accede: in riferimento alla 1ª tipologia di paziente 1) previa prescrizione del Medico dell’Unità Operativa ospedaliera per acuti che dimette il paziente, ove non disponibile il medico specialista in riabilitazione. La valutazione del rischio di instabilità clinica deve essere effettuata prescrittore, il quale compila la scheda di presentazione del paziente,di cui all’allegato A al presente regolamento, in cui è inclusa la NEWS che esprime un indice di probabilità di deterioramento clinico e la CIRS ( Modified Comulative Illness Rating Scale - versione 10/2013 ). I dati riportati nella scheda devono essere stati rilevati non oltre le 48 ore precedenti la richiesta. La NEWS e la CIRS, benchè approvate dalla comunità scientifica, sono soltanto uno strumento indicativo. Resta ferma la responsabilità del dirigente medico nella valutazione clinica del paziente; 2) previa prescrizione del Medico dell’Unità Operativa di riabilitazione cod. 56 e dell’Unità Operativa di lungodegenza cod. 60. La prescrizione deve essere firmata e timbrata dal medico specialista che la rilascia sotto la propria personale responsabilità; 3) Con preventiva autorizzazione rilasciata dall’U.O. del DIP. MFeR insistente nella ASL ove ha residenza il paziente su prescrizione-proposta del MMG o PLS.
La prescrizione dei precedenti punti 1), 2) e 3) deve espressamente indicare che “il paziente, in condizioni cliniche stabilizzate, necessita di n. ____ gg di trattamento riabilitativo residenziale di mantenimento. Il paziente richiede elevato impegno assistenziale (nursing infermieristico articolato nell’arco delle 24 ore) e non può essere avviato alla riabilitazione ambulatoriale e/o domiciliare.” La presa in carico del paziente deve essere comunicata, entro 5 giorni lavorativi, alla struttura territoriale del DIP. MFeR presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante, e per conoscenza, ai fini del monitoraggio del percorso riabilitativo, all’U.O. del DIP. MFeR presente nella ASL di residenza del paziente. Il DIP. MFeR potrà definire con i soggetti interessati canali di comunicazione specifici al fine di semplificare e velocizzare le procedure.
in riferimento alla 2ª tipologia di paziente (2)
A seguito di valutazione e autorizzazione rilasciata dall’U.O.del DIP. MFeR insistente nella ASL ove ha residenza il paziente su prescrizione-proposta del MMG o anche su proposta dello stesso Presidio di Riabilitazione che ospita il paziente in altro setting assistenziale o su proposta del MMG. La U.O.del DIP. MFeR valuta la sussistenza dei requisiti di cui ai precedenti punti a), b) e c) ai fini della presa in carico del paziente.
La prescrizione dei precedenti punti 1), 2) e 3) deve espressamente indicare che “il paziente, in condizioni cliniche stabilizzate, necessita di n. ____ gg di trattamento riabilitativo residenziale di mantenimento. Il paziente richiede elevato impegno assistenziale sanitario e di tutela nel lungo termine ( medica, psicologica, infermieristica e riabilitativa) che non può essere garantita in ambito familiare e in altro setting assistenziale.” La presa in carico del paziente deve essere comunicata, entro 5 giorni lavorativi, alla struttura territoriale del DIP. MFeR presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante, e per conoscenza, ai fini del monitoraggio del percorso riabilitativo, all’U.O. del DIP. MFeR presente nella ASL di residenza del paziente. Il DIP. MFeR potrà definire con i soggetti interessati canali di comunicazione specifici al fine di semplificare e velocizzare le procedure. In tutti i casi innanzi previsti: La durata del trattamento riabilitativo residenziale di mantenimento è fino a 365 gg, salvo proroga. Per la richiesta di proroga si procede nel seguente modo:
in riferimento alla 1ª e 2^ tipologia di paziente (•) l’ulteriore permanenza nel nucleo di riabilitazione di mantenimento deve essere preventivamente autorizzata dall’U.O. del DIP. MFeR presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante. A tal fine la struttura che ha in carico il paziente, almeno 30 giorni lavorativi prima della scadenza, notifica la richiesta di proroga alla U.O. territoriale del DIP. MFeR presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante e per conoscenza, ai fini del monitoraggio del percorso riabilitativo, alla U.O. del DIP. MFeR presente nella ASL di residenza del paziente. Il DIP. MFeR presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante provvede, quindi, per il tramite delle proprie UU.OO. territoriali, alle valutazioni della richiesta di prosecuzione del trattamento ed a comunicare, in caso di esito favorevole, l’autorizzazione alla struttura richiedente e alla U.O. del DIP. MFeR della ASL di residenza del paziente. Quest’ultima comunicherà al Distretto Socio Sanitario di residenza del paziente la prosecuzione del trattamento in regime di proroga. [in riferimento alla 2ª tipologia di paziente .(3) l’ulteriore permanenza nel nucleo di riabilitazione di mantenimento deve essere preventivamente autorizzata dall’UVM presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante. A tal fine la struttura che ha in carico il paziente, almeno 30 giorni lavorativi prima della scadenza, notifica la richiesta di proroga al DSS presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante e per conoscenza, ai fini del monitoraggio del percorso riabilitativo, al DSS presente nella ASL di residenza del paziente. Il DSS della ASL in cui insiste la struttura erogante provvede, quindi, per il tramite dell’UVM, alle valutazioni della richiesta di prosecuzione del trattamento e a comunicare, in caso di esito favorevole, l’autorizzazione alla struttura richiedente, alla U.O. territoriale del DIP. MFeR presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante e alla U.O. del DIP MFeR della ASL di residenza del paziente. Quest’ultima comunicherà al Distretto Socio Sanitario di residenza del paziente la prosecuzione del trattamento in regime di proroga. Analoga procedura è attivata in caso di esito negativo alla richiesta di proroga. Decorsi inutilmente i termini dei 30 gg. lavorativi, la proroga s’intende tacitamente accordata. Resta impregiudicata l’attività di verifica dell’appropriatezza da parte dell’UVARP sui trattamenti erogati (ingressi e/o proroghe) in sede di verifica dell’appropriatezza che vale fatto salvo il periodo di proroga tacitamente accordato. II nucleo erogativo di assistenza riabilitativa residenziale di mantenimento è costituito da 20 posti letto per ciascuna delle due tipologie di pazienti adulti ( tipologia di paziente 1 e 2).]
(•) Capoverso sostituito R.R.
22/2019,art. 11, comma 11.3. (1) Tipologia sostituita dal R.R.
22/2019,art. 11,
comma 11.1. (2) Tipologia sostituita dal R.R.
22/2019,art. 11,
comma 11.2. (3) Capoverso soppresso R.R.
22/2019,art. 11, comma 11.4.
Art. 6Nucleo di assistenza semiresidenziale riabilitativa estensiva per l’eta’
evolutiva Il nucleo è dedicato a pazienti in età evolutiva
che devono rispondere ai seguenti requisiti:
a) Paziente per il quale è necessario un progetto riabilitativo
erogabile nell’arco delle 12 ore, finalizzato al recupero e sviluppo funzionale,
non autosufficiente, portatore di disabilità derivanti da patologie di
pertinenza prevalente della Medicina Fisica e Riabilitazione; b) Necessità
di interventi multidisciplinari orientati all’acquisizione ed al mantenimento
delle competenze neuromotorie, neuropsicologiche e comunicativo relazionali a
supporto dell’autonomia personale; c) Insufficiente supporto familiare nelle
ore diurne, documentate dalla struttura inviante (U.O. territoriale di Medicina
Fisica e Riabilitazione insistente nel DSS ove ha residenza il paziente)
Alla riabilitazione in regime semiresidenziale si
accede: Con preventiva autorizzazione rilasciata dall’U.O. del DIP. MFeR
insistente nella ASL ove ha residenza il paziente su prescrizione-proposta del
MMG o PLS. La presa in carico del paziente deve essere comunicata, entro 5
giorni lavorativi, alla U.O. territoriale del DIP. MFeR presente nella ASL in
cui insiste la struttura erogante, e per conoscenza, ai fini del monitoraggio
del percorso riabilitativo, alla U.O. del DIP. MFeR presente nella ASL di
residenza del paziente. Quest’ultima comunicherà al Distretto Socio
Sanitario di residenza del paziente l’avvenuta presa in carico.
La durata del trattamento riabilitativo
semiresidenziale è fino a 280 giorni e di norma coincidente con il periodo di
frequenza scolastica.
La richiesta di proroga per
l’ulteriore permanenza nel nucleo di riabilitazione semiresidenziale deve essere
preventivamente autorizzata presente nella ASL in cui insiste la struttura
erogante. A tal fine la struttura che ha in carico il paziente, almeno 20
giorni lavorativi prima della scadenza, notifica la richiesta di proroga
all’U.O. del DIP MFeR presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante e
per conoscenza, ai fini del monitoraggio del percorso riabilitativo, alla U.O.
del DIP. MFe R presente nella ASL di residenza del paziente. La U.O. del DIP
MFeR presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante provvede, quindi,
alle valutazioni della richiesta di prosecuzione del trattamento ed a
comunicare, in caso di esito favorevole, l’autorizzazione alla struttura
richiedente e alla U.O. del DIP MFeR della ASL di residenza del paziente.
Quest’ultima comunicherà al Distretto Socio Sanitario di residenza del
paziente la prosecuzione del trattamento in regime di proroga. Analoga
procedura è attivata in caso di esito negativo alla richiesta di proroga.
Decorsi inutilmente i termini dei 20 gg. lavorativi, la proroga s’intende
tacitamente accordata. Resta impregiudicata l’attività di verifica
dell’appropriatezza da parte dell’UVARP sui trattamenti erogati (ingressi e/o
proroghe) in sede di verifica dell’appropriatezza che vale fatto salvo il
periodo di proroga tacitamente accordato. II nucleo erogativo di assistenza
riabilitativa semiresidenziale è costituito da 20 posti.
Art. 7Nucleo di assistenza semiresidenziale di mantenimento per l’età adulta
Il nucleo, che eroga prestazioni riabilitative per disabili gravi, è finalizzato
alla tutela del disabile anche attraverso prestazioni di riabilitazione,
compresi gli interventi di sollievo alla famiglia*, ed è
dedicato esclusivamente a pazienti in età adulta provenienti dal nucleo
del predecente art.6 che devono rispondere ai seguenti requisiti: Paziente che ha completato il processo di recupero funzionale ma che
necessita di prestazioni riabilitative per il mantenimento delle abilità
acquisite e/o la prevenzione della progressione della disabilità e la promozione
e mantenimento dell’inclusione sociale; Ridotta possibilità di recupero o di
stabile acquisizione delle autonomie con rischio di scompenso
emotivo-comportamentale e peggioramento funzionale qualora estrapolato
dall’abituale contesto educativo e relazionale; Necessità di presa in carico
e di tutela nel lungo termine che non può essere garantita in ambito familiare e
in altro setting assistenziale.
*cfr. DPCM 29
novembre 2001 “Definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza” sez. 1.C “Area
integrazione sociosanitaria”
Al nucleo di assistenza di
mantenimento in regime semiresidenziale si accede: A seguito di valutazione
effettuata dall’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) del Distretto Socio
Sanitario ( DSS) ove ha residenza il paziente su proposta dell’U.O. del DIP MFeR
o della U.O. di Neuro Psichiatria Infantile o dello stesso Presidio di
Riabilitazione che ospita il paziente nel nucleo semiresidenziale per l’età
evolutiva. La UVM valuta la sussistenza dei requisiti di cui ai precedenti punti
a), b) e c) e, attraverso un’indagine sociale, documenterà la sussistenza di
un’insufficiente supporto familiare o informale della persona disabile. Il
Presidio di Riabilitazione, a seguito della proposta fatta, può trasferire il
paziente dal setting semiresidenziale per l’età evolutiva al setting
semiresidenziale di mantenimento, in attesa della valutazione dello stesso da
parte dell’UVM. La presa in carico del paziente deve essere comunicata dal
DSS ove ha residenza il paziente, entro 5 giorni lavorativi, alla U.O.
territoriale del DIP. MFeR presente nella ASL in cui insiste la struttura
erogante, e per conoscenza, ai fini del monitoraggio del percorso riabilitativo,
alla U.O. del DIP. MFeR presente nella ASL di residenza del paziente.
La durata del trattamento riabilitativo
semiresidenziale è fino a 280 giorni.
La richiesta di
proroga per l’ulteriore permanenza nel nucleo semiresidenziale di
mantenimento deve essere preventivamente autorizzata dall’UVM del Distretto
Socio Sanitario presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante. A
tal fine la struttura che ha in carico il paziente, almeno 30 giorni lavorativi
prima della scadenza, notifica la richiesta di proroga al DSS presente nella ASL
in cui insiste la struttura erogante e per conoscenza, ai fini del monitoraggio
del percorso socioriabilitativo, al DSS della ASL di residenza del paziente. L’UVM del Distretto Socio Sanitario presente nella ASL in cui insiste la
struttura erogante provvede, quindi, alla valutazione della richiesta di
prosecuzione del trattamento. Il relativo DSS comunica, in caso di esito
favorevole, l’autorizzazione alla struttura richiedente, alla U.O. del DIP. MFeR
presente nella ASL in cui insiste la struttura erogante e alla U.O. del DIP MFeR
della ASL di residenza del paziente. Quest’ultima comunicherà al Distretto
Socio Sanitario di residenza del paziente la prosecuzione del trattamento in
regime di proroga. Analoga procedura è attivata in caso di esito negativo
alla richiesta di proroga. Decorsi inutilmente i termini dei 30 gg.
lavorativi, la proroga s’intende tacitamente accordata. Resta impregiudicata
l’attività di verifica dell’appropriatezza da parte dell’UVARP sui trattamenti
erogati (ingressi e/o proroghe) in sede di verifica dell’appropriatezza che vale
fatto salvo il periodo di proroga tacitamente accordato. II nucleo erogativo
di assistenza semiresidenziale di mantenimento è costituito da 20 posti.
Art. 8Progetto riabilitativo, programma riabilitativo e progetto di struttura
Le attività sanitarie di riabilitazione richiedono obbligatoriamente la presa in
carico clinica globale della persona mediante la predisposizione di un progetto
riabilitativo individuale e la sua realizzazione mediante uno o più programmi
riabilitativi.
8.1. PROGETTO RIABILITATIVO Si
definisce progetto riabilitativo individuale l’insieme di proposizioni,
elaborate dall’équipe riabilitativa della struttura che prende in carico il
paziente, coordinata dal medico responsabile. Il progetto riabilitativo
individuale:
- indica il medico specialista responsabile del progetto stesso;
- tiene conto in maniera globale dei bisogni, delle preferenze del paziente
(e/o dei suoi familiari, quando è necessario), delle sue menomazioni, disabilità
e, soprattutto, delle abilità residue e recuperabili, oltre che dei fattori
ambientali, contestuali e personali; - definisce gli esiti desiderati, le
aspettative e le priorità del paziente, dei suoi familiari, quando è necessario,
e dell’équipe curante; - deve dimostrare la consapevolezza e comprensione,
da parte dell’intera équipe riabilitativa, dell’insieme delle problematiche dei
paziente, compresi gli aspetti che non sono oggetto di interventi specifici, e
di regola può non. prevedere una quantificazione degli aspetti di cui sopra, ma
ne dà una descrizione, in, termini qualitativi e generali; - definisce il
ruolo dell’équipe riabilitativa, composta da personale adeguatamente formato,
rispetto alle azioni da intraprendere per il raggiungimento degli esiti
desiderati; - definisce, nelle linee generali, gli obiettivi a breve, medio
e lungo termine, i tempi previsti, le azioni e le condizioni necessarie al
raggiungimento degli esiti desiderati; - è comunicato in modo comprensibile
ed appropriato al paziente. e ai suoi familiari; - è comunicato a tutti gli
operatori coinvolti nel progetto stesso; - costituisce il riferimento per
ogni intervento svolto dall’équipe riabilitativa.
Il medico coordinatore dell’équipe riabilitativa, d’intesa con
la stessa équipe, provvede a garantire un flusso costante di informazioni da e
con il medico di famiglia, e con tutte le strutture coinvolte nel percorso
riabilitativo. Il progetto riabilitativo individuale deve essere modificato,
adattato e nuovamente comunicato al paziente ed agli operatori qualora si
verifichi un cambiamento sostanziale degli elementi in base a cui è stato
elaborato (bisogni, preferenze, menomazioni, abilità-disabilità residue, limiti
ambientali e di risorse, aspettative, priorità) anche in relazione ai tempi,
alle azioni o alle condizioni precedentemente definiti. Il PRI deve essere
redatto entro 5 giorni dalla presa in carico del paziente. Qualora in sede di
stesura del PRI dovesse risultare che il setting riabilitativo prescritto non è
compatibile con le condizioni cliniche del paziente, la struttura provvede a
trasferire il paziente nel setting appropriato e ne dà comunicazione scritta
alla struttura territoriale del DMFeR della ASL nella quale insiste la struttura
e di quella di residenza del paziente.
8.2 PROGRAMMA
RIABILITATIVO La realizzazione del progetto riabilitativo avviene
mediante uno o più programmi riabilitativi elaborati dalla struttura coinvolta
nel percorso riabilitativo. Il “programma riabilitativo” definisce le aree di
intervento specifiche, gli obiettivi a breve termine, i tempi e le modalità di
erogazione degli interventi, gli operatori coinvolti, la verifica degli
interventi. In particolare:
- definisce le modalità della presa in carico da parte della
struttura; - definisce gli interventi specifici durante il periodo di presa
in carico; - individua ed include gli obiettivi immediati (da raggiungere
nello spazio di pochi giorni) e/o gli obiettivi a breve termine (da raggiungere
nell’ambito di poche settimane) e li aggiorna nel tempo; - definisce
modalità e tempi di erogazione delle singole prestazioni previste negli stessi
interventi; - definisce le misure di esito appropriate per la valutazione
degli interventi, l’esito atteso in base a tali misure ed il tempo di verifica
del raggiungimento di un dato esito; - individua i singoli operatori
coinvolti negli interventi e ne definisce il relativo impegno, nel rispetto
delle relative responsabilità professionali; - viene puntualmente verificato
ed aggiornato periodicamente durante il periodo di presa in carico; -
costituisce un elemento di verifica del progetto riabilitativo.
8.3 PROGETTO DI STRUTTURA Il Presidio
territoriale di recupero e riabilitazione elabora il Progetto di struttura nel
quale esplicita la programmazione della disponibilità e dell’organizzazione
degli spazi, del lavoro e delle modalità operative di tutta la struttura per
garantire una idonea funzione di supporto, finalizzata alla protezione ed alla
stimolazione delle capacità funzionali e relazionali di tutti i soggetti
assistiti. Nel Progetto di Struttura sono definite, ex ante, in particolare
le caratteristiche, la mission, la dotazione organica con le figure
professionali e relative specifiche competenze, le procedure utilizzate.
Art. 9Requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi per l’autorizzazione
all’esercizio dei presidi territoriali di recupero e riabilitazione
funzionale dei soggetti
portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste
L’offerta riabilitativa territoriale per le persone con disabilità è graduata in
trattamenti intensivi, estensivi e riabilitativi di mantenimento, erogabili in
nuclei. Le strutture si articolano in nuclei che possono ospitare fino a un
massimo di 20 persone. All’interno delle singole strutture possono
coesistere, in riferimento all’assistenza in regime residenziale, nuclei
diversi, intensivo, estensivo, riabilitativo di mantenimento. All’interno
delle singole strutture possono coesistere nuclei di assistenza in regime
residenziale e semiresidenziale. La capacità recettiva delle strutture di
nuova realizzazione va da un minimo di 20 fino a un massimo di 60 posti
residenza nelle diverse tipologie di nuclei. In caso di strutture
autorizzate all’esercizio per altra tipologia di assistenza sanitaria e/o
sociosanitaria, la parte dell’immobile o del complesso di immobili destinato a
Presidio di Riabilitazione deve essere indipendente dalla restante parte della
struttura, dotato di ingresso separato ed in possesso dei requisiti minimi di
seguito riportati. E’ fatto divieto di possedere requisiti in comune tra il
Presidio di Riabilitazione e altra tipologia di struttura autorizzata
all’esercizio, ovvero non è consentita l’utilizzazione di spazi in comune quali
quelli corrispondenti alle aree generali e di supporto, all’area di
socializzazione e all’area della valutazione e delle terapie.
9.1.1 REQUISITI MINIMI STRUTTURALI PER L’ASSISTENZA
RESIDENZIALE
Standard dimensionali e
strutturali Gli standard dimensionali sono determinati nelle misure
che seguono, tenendo presente che gli standard rapportati alle persone sono da
considerarsi netti, in quanto fanno riferimento a superfici utili per lo
svolgimento delle funzioni specifiche:
a) la superficie totale utile funzionale delle strutture è fissata
in un minimo mq 40 per ospite; b) per le camere (bagno escluso): mq 12
per una persona; mq 20 per due persone (per le strutture esistenti alla data
di entrata in vigore del presente regolamento, mq 18 per due persone ); c)
le restanti aree di attività e di servizio sono da dimensionarsi nel computo
complessivo di 40 mq per ospite di cui alla precedente lettera a);
Le porte devono possedere caratteristiche
tali da limitare l’ingombro durante l’apertura (P. es. porte scorrevoli,
rototranslanti..). Le porte di accesso a camere, bagni o ambienti con spazi di
manovra ridotti devono aprire verso l’esterno anche per consentire il soccorso a
pazienti in caso di caduta. Quando la porta apre verso vie di fuga o uscite di
emergenza il senso di apertura deve essere verso l’esodo. La luce netta della
porta deve essere di misura tale da consentire il passaggio di letti con ruote,
barelle doccia e carrozzine.
I pavimenti devono avere
una superficie antisdrucciolo e non presentare dislivelli, asperità,
sconnessioni e gradini nelle aree utilizzate dai degenti. Nelle aree di transito
comuni a degenti e visitatori eventuali dislivelli devono essere eliminati con
brevi rampe a bassa pendenza (max 4-5%).
I corridoi
devono avere larghezza sufficiente per consentire il transito di due carrozzine
o barelle affiancate e comunque dimensioni e caratteristiche adeguate all’esodo
in situazioni di emergenza.
I percorsi esterni non devono presentare
buche o sporgenze che li ingombrino così da rendere sicuro il movimento ed il
transito delle persone e dei mezzi di trasporto.
Area
abitativa Devono essere presenti:
- camere da 1 o 2 letti. All’interno di ogni camera deve essere
garantita: - la privacy degli ospiti, anche attraverso l’impiego di divisori
mobili, l’accesso e il movimento delle carrozzine, l’uso dei sollevatori e il
passaggio delle barelle; - a ciascun posto letto, l’accessibilità
contemporanea di due operatori per lato, onde garantire le necessarie manovre
assistenziali, nonché la possibilità di trasferimento dei pazienti sia su
carrozzina che barella; - la presenza di bagno assistito, dimensionato
secondo la normativa vigente, adeguato ai pazienti non autosufficienti, con
possibilità di accesso e rotazione completa delle carrozzine e sollevatore,
dotato di lavandino, wc, doccia a pavimento o vasca, bidet; - la presenza di
un armadio porta abiti e di un mobile basso (con funzione di comodino,
scarpiera) per posto letto. Gli arredi devono essere compatibili con la
patologia del paziente; - TV e telefono collegato con l’esterno.
Servizi di nucleo Devono essere presenti per
ciascun nucleo:
- locale soggiorno/gioco/TV/spazio collettivo; - sala da
pranzo anche plurinucleo; - Deposito attrezzature, ortesi e ausili vari;
- cucinetta; - locale di servizio per il personale con annessi servizi
igienici; - bagno assistito con vasca ospedaliera e con doccia per persone
con disabilità (dovranno essere garantiti spazi idonei a consentire le manovre
al personale di assistenza); - bagno assistito con vasca ad ultrasuoni;
- locale deposito biancheria pulita (articolato per piano); - locale
deposito materiale sporco, con vuotatoio e lavapadelle (articolato per piano);
- locale deposito per attrezzature, carrozzine e materiale di consumo, etc.
(articolato per piano); - servizio igienico per i visitatori; - locale
attività pedagogico-educativa, addestramento professionale, tempo libero.
Area destinata alla valutazione e alle
terapie Tale area, che deve essere opportunamente individuata e
indicata all’interno della struttura, può servire anche diversi moduli. In tal
caso devono essere presenti, per ognuna delle tipologie di locali elencati di
seguito, almeno un locale per nucleo. Devono essere previsti:
- ambulatorio o studio medico attrezzato per visite e valutazioni
specifiche la cui superficie non deve essere inferiore a 16 mq ciascuno; -
locali per l’erogazione delle attività specifiche di riabilitazione la cui
superficie non deve essere inferiore a 16 mq ciascuno. Nello specifico: -
locale per fisiokinesiterapia; - locale per terapia occupazionale; -
locale per terapia cognitiva; - locale per terapia del linguaggio; -
locale per urologia (patologie cerebrali e/o spinali), con annesso servizio
igienico ed area separata per spogliarsi, tale da garantire il rispetto della
privacy dell’utente ( il servizio igienico è da escludersi dal computo dei mq
16); - locale per rieducazione neuropsicomotoria (per i nuclei di pazienti
in età evolutiva); - palestra con attrezzature e presidi necessari per le
specifiche attività riabilitative previste di dimensione non inferiore a 60 mq;
- locale per l’attività infermieristica la cui superficie non deve essere
inferiore a 16 mq; - In prossimità dell’area destinata alla valutazione e
alle terapie deve essere presente almeno un bagno per gli assistiti ed un bagno
per gli operatori.
Area della socializzazione Tale area, che
deve essere opportunamente individuata e indicata all’interno della struttura,
può servire anche diversi nuclei. Devono essere presenti:
- servizi per l’assistenza religiosa e relativi locali; -
locale bar (in alternativa distributori automatici di alimenti e bevande); -
soggiorni polivalenti di 30 mq per nucleo; - Sala mensa utenti (a questa
funzione può essere adibito anche il soggiorno polivalente) - bagni per i
visitatori, di cui almeno uno accessibile alle persone con disabilità; -
aree verdi attrezzate, e accessibili alle persone con disabilità, all’interno
del complesso. L’area verde è obbligatoria per le strutture di nuova
realizzazione; per le strutture già autorizzate ed accreditate alla data di
entrata in vigore del presente regolamento le stesse possono adeguare la
struttura per tale requisito.
Servizi a richiesta dell’utenza
- locali per servizi al degente (es.: barbiere, parrucchiere,
podologo); - possibilità di servizio lavanderia esterno;
Aree generali e di supporto Tale area, che
deve essere opportunamente individuata e indicata all’interno della struttura,
può servire anche diversi moduli. Devono essere previsti:
- ingresso con portineria, posta, telefono; - uffici
amministrativi; - archivio per la documentazione clinica e amministrativa;
- Sala riunioni; - cucina, dispensa e locali accessori (se il servizio è
appaltato all’esterno un locale per lo sporzionamento); - lavanderia e
stireria (se il servizio è appaltato all’esterno locali per lo stoccaggio);
- servizio di pulizia ( se il servizio è appaltato all’esterno un locale per
lo stoccaggio attrezzi e materiale vario); - magazzini; - spogliatoi per
il personale con annessi bagni; - sala mensa per il personale; -
deposito pulito; - deposito sporco; - camera mortuaria con sala dolenti.
Tutti i corridoi e le scale devono essere forniti di
corrimano. In caso di strutture a più piani, devono essere presenti impianti
elevatori tra cui almeno due montalettighe e un ascensore. Le dimensioni degli
ascensori devono essere tali da garantire l’accesso almeno ad una carrozzina e
un operatore. In caso di strutture organizzate a più nuclei per piano, ogni ala
della struttura deve essere dotata di un ascensore e di due montalettighe.
Qualora la struttura abbia uno o più moduli dedicati all’età evolutiva, gli
spazi devono essere dedicati e adeguatamente attrezzati per le distinte esigenze
dei minori in rapporto alla fascia di età di appartenenza (infanzia e
adolescenza). Anche i servizi igienici dell’area abitativa, dei servizi di
nucleo e area destinata alla valutazione e alle terapie devono essere
adeguatamente attrezzati per le due fasce di età dei minori. Devono, inoltre,
essere previsti spazi comuni dedicati ed utilizzabili dai minori con i genitori.
9.1.2 REQUISITI MINIMI STRUTTURALI PER L’ASSISTENZA
SEMIRESIDENZIALE
Standard dimensionali e
strutturali Gli standard dimensionali sono determinati nelle misure che seguono, tenendo presente che gli standard rapportati alle persone sono da considerarsi netti, in quanto fanno riferimento a superfici utili per lo svolgimento delle funzioni specifiche. La superficie totale utile funzionale delle strutture è fissata in mq 20 per ospite. Nella superficie totale utile funzionale rientrano le aree verdi attrezzate nel limite massimo di mq 5 per ospite. (•)
Le porte devono possedere
caratteristiche tali da limitare l’ingombro durante l’apertura (P. es. porte
scorrevoli, rototranslanti..). Le porte di accesso a camere, bagni o ambienti
con spazi di manovra ridotti devono aprire verso l’esterno anche per consentire
il soccorso a pazienti in caso di caduta. Quando la porta apre verso vie di fuga
o uscite di emergenza il senso di apertura deve essere verso l’esodo. La luce
netta della porta deve essere di misura tale da consentire il passaggio di
carrozzine.
I pavimenti devono avere una superficie antisdrucciolo e non
presentare dislivelli, asperità, sconnessioni e gradini nelle aree utilizzate
dai degenti. Nelle aree di transito comuni a degenti e visitatori eventuali
dislivelli devono essere eliminati con brevi rampe a bassa pendenza (max 4-5%).
I corridoi devono avere larghezza sufficiente per consentire il transito
di due carrozzine e comunque dimensioni e caratteristiche adeguate all’esodo in
situazioni di emergenza.
I percorsi esterni non devono presentare buche
o sporgenze che li ingombrino così da rendere sicuro il movimento ed il transito
delle persone e dei mezzi di trasporto.
Servizi di
nucleo Devono essere presenti per ciascun nucleo:
- locale soggiorno/gioco/TV/spazio collettivo attrezzato con
poltrone reclinabili e con superficie non inferiore a 3 mq per ospite); -
sala da pranzo anche plurinucleo; - Deposito attrezzature, ortesi e ausili
vari; - cucinetta; - locale di servizio per il personale con annessi
servizi igienici; - almeno n.2 bagni assistiti; - locale deposito
materiale sporco, con vuotatoio e lavapadelle ( articolato per piano); -
locale deposito per attrezzature, carrozzine e materiale di consumo, etc. (
articolato per piano); - servizio igienico per i visitatori/accompagnatori;
- locale attività pedagogico-educativa, addestramento professionale, tempo
libero;
Area destinata alla valutazione e alle terapie
Tale area, che deve essere opportunamente individuata ed indicata
all’interno della struttura, può servire anche diversi nucleo. In tal caso
devono essere presenti, per ognuna delle tipologie di locali elencati di
seguito, almeno un locale per nuclei. Devono essere previsti:
- ambulatorio o studio medico attrezzato per visite e valutazioni
specifiche la cui superficie non deve essere inferiore a 16 mq ciascuno; -
locali per l’erogazione delle attività specifiche di riabilitazione la cui
superficie non deve essere inferiore a 16 mq ciascuno. Nello specifico: -
locale per terapia fisiokinesiterapia; - locale per terapia occupazionale;
- locale per terapia cognitiva; - locale per terapia del linguaggio;
- locale per rieducazione neuropsicomotoria; - almeno 2 locali per le
attività educative di superficie minima di mq 35 per 10 assistiti - palestra
con attrezzature e presidi necessari per le specifiche attività riabilitative
previste di dimensione non inferiore a 60 mq; - locale per l’attività
infermieristica la cui superficie non deve essere inferiore a 16 mq ciascuno;
- In prossimità dell’area destinata alla valutazione e alle terapie deve
essere presente almeno un bagno per gli assistiti ed un servizio igienico per
gli operatori; - locali spogliatoio/guardaroba per gli utenti delle
dimensioni tali da destinare a ciascun assistito almeno mq.3.
Area della socializzazione Tale area, che
deve essere opportunamente individuata ed indicata all’interno della struttura,
può servire anche diversi moduli. Devono essere presenti:
- locale bar, anche in comune con altri nuclei (in alternativa
distributori automatici di alimenti e bevande); - servizi igienici per i
visitatori/accompagnatori, di cui almeno uno accessibile alle persone con
disabilità; - aree verdi attrezzate, e accessibili alle persone con
disabilità, all’interno del complesso. L’area verde è obbligatoria per le
strutture di nuova realizzazione; per le strutture già autorizzate ed
accreditate alla data di entrata in vigore del presente regolamento le stesse
possono adeguare la struttura per tale requisito.
Aree generali e di supporto Tale area, che
deve essere opportunamente individuata ed indicata all’interno della struttura,
può servire anche diversi nuclei. Devono essere previsti:
- ingresso con portineria, posta, telefono; - uffici
amministrativi; - archivio per la documentazione clinica e amministrativa;
- Sala riunioni; - cucina, dispensa e locali accessori (se il servizio è
appaltato all’esterno un locale per lo sporzionamento); - magazzini; -
spogliatoi per il personale con annessi servizi igienici; - sala mensa per
il personale; - deposito pulito; - deposito sporco; - servizio di
pulizia ( se il servizio è appaltato all’esterno un locale per lo stoccaggio
attrezzi e materiale vario).
Tutti i corridoi e le scale devono essere forniti di corrimano.
In caso di strutture a più piani, devono essere presenti impianti elevatori
tra cui due ascensori. Le dimensioni degli ascensori devono essere tali da
garantire l’accesso almeno ad una carrozzina e un operatore. In caso di
strutture organizzate a più nuclei per piano, ogni ala della struttura deve
essere dotata di un ascensore e di due montalettighe. Gli spazi devono
essere dedicati e adeguatamente attrezzati per le esigenze dei minori. Anche i
servizi igienici dell’area abitativa, dei servizi di nucleo e area destinata
alla valutazione e alle terapie devono essere adeguatamente attrezzati per i
minori. Devono, inoltre, essere previsti spazi comuni dedicati ed utilizzabili
dai minori con i genitori. Nel caso in cui la struttura sia autorizzata
all’esercizio anche per nuclei di assistenza riabilitativa in regime
residenziale, le aree generali e di supporto possono essere in comune.
9.2 REQUISITI MINIMI TECNOLOGICI
Tutti gli ambienti delle varie aree e servizi (area
abitativa, servizi di nucleo, area destinata alla valutazione e alle terapie,
area della socializzazione, aree generali e di supporto) devono essere dotati di
impianto di riscaldamento e di condizionamento. In ogni struttura è presente
e accessibile il carrello per la gestione delle emergenze/urgenze, completo di
defibrillatore, saturimetro, materiale per l’assistenza respiratoria [pallone
AMBU (Assistant Manual Breathing Unit), maschere facciali e orofaringee],
sfigmomanometro, fonendoscopio, laccio emostatico, siringhe, materiale per
medicazione e farmaci di pronto intervento previsti dalla normativa vigente.
Devono essere presenti:
a - degenza - letti di degenza a tre segmenti
regolabili, con spondine e relativi “trapezi” e “archetti alzacoperte”e con
almeno il 50 % della dotazione regolabile in altezza; - materasso
antidecubito ad aria con compressore per ogni posto letto; nella dotazione
complessiva deve esservi la disponibilità di materassi per pazienti a rischio
medio alto di lesioni da pressione o con lesioni da pressione gravi (IV stadio
secondo la scala di Braden) p. es materassi a fluttuazione e materassi a
cessione d’aria. - 1 sollevatore pazienti elettrico con diverse tipologie di
imbragature; - 1 carrozzina per p.l., parte standard con ruote grandi
posteriori (dimensioni varie) e con tavolino avvolgente per carrozzina; - 1
sistema pesapersone per disabili; - disponibilità di cuscini antidecubito;
- apparecchi per aerosol terapia; - almeno n. 2 poltroncine doccia;
- comodini bidirezionali per disabili.
b - posti
semiresidenziale - 1 sollevatore pazienti elettrico con diverse
tipologie di imbragature; - almeno 1 carrozzina ogni 2 posti, parte standard
con ruote grandi posteriori (dimensioni varie) e con tavolino avvolgente per
carrozzina; - 1 sistema pesapersone per disabili; - disponibilità di
cuscini antidecubito; - apparecchi per aerosol terapia;
c -
Attrezzature per la valutazione in fisioterapia - dispositivi per
valutazioni dinamometriche - sussidi manuali ed elettronici per la
valutazione delle abilità motorie; - apparecchio per saturimetria
transcutanea; - cronometri;
Per il nucleo residenziale in fase
intensiva è previsto anche: - disponibilità nella struttura di almeno uno
spirometro ed apparecchio per EGA; - disponibilità nella struttura di un
Bladder scanner.
d - Dotazioni per il trattamento in
fisioterapia - lettini per rieducazione motoria ad altezza
variabile (cm 100 minimi x 200 x 44/85h); - letto di grandi dimensioni per
rieducazione motoria ad altezza variabile (cm 200 x 200 x 44/85h)(Bobath); -
letti di verticalizzazione ad altezza ed inclinazione variabile; - lettini
per masso-fisioterapia strumentale in legno con testata ad inclinazione
regolabile (cm180x70x75/80h); - lettino ad altezza regolabile e a più
segmenti per manipolazione; - sollevatore elettrico con diverse tipologie di
imbragatura (fasce, amaca standard ed amaca con poggiatesta) in grado di
sollevare il paziente dal piano-pavimento; - standing ad altezza variabile;
- materassini per cinesiterapia a pavimento (o piano materasso grande);
- parallele ad altezza variabile; - specchi a muro per cinesiterapia
(non quadrettati); - specchi per cinesiterapia su ruote; - bilance con
quadrante basso; - scala modulare per rieducazione motoria; - apparecchi
vari per terapia fisica strumentale; - deambulatori ad altezza regolabile
tipo “walker”; - deambulatori ad altezza regolabile tipo “rollator”; -
ausili vari per la deambulazione (bastoni, tripodi, etc.); - cicloergometro
o tapis roulant; - piani oscillanti e sussidi per la rieducazione
propriocettiva; - serie di sussidi per l’esercizio terapeutico manipolativo
funzionale; - serie di ausili per il rinforzo muscolare; - spalliera
svedese; - serie di bastoni per cinesiterapia; - cuscini in gommapiuma a
densità graduata e rivestiti in similpelle e di diverse dimensioni e forme;
- 1 maxicilindro (cm 100x85 dim); - cronometri; - tavolo
ergoterapico ad altezza ed inclinazione variabile ad uno o più segmenti; -
sgabelli ad altezza regolabile; - carrello portausili per cinesiterapia a
più ripiani; - sedie e sgabelli vari; - apparecchio elettrostimolatore
per muscolatura normale e denervata - apparecchio per terapia antalgica
e - Dotazioni per la valutazione e il trattamento in
logopedia - sussidi manuali ed elettronici per la valutazione del
linguaggio, della voce, della sordità, delle turbe neuropsicologiche e della
deglutizione. La dotazione testistica deve essere appropriata per le valutazioni
in età evolutiva e adolescenziale (solo per i nuclei dedicati a queste età),
nell’adulto e nell’anziano; - sussidi manuali ed elettronici per il
trattamento dei disturbi del linguaggio, i disturbi della voce, della sordità,
delle turbe neuropsicologiche e dei disturbi della deglutizione. La dotazione
strumentale deve essere appropriata per il trattamento in età evolutiva e
adolescenziale (solo per i nuclei dedicati a queste età), nell’adulto e
nell’anziano. - la dotazione minima per l’ambiente dedicato alla logopedia
deve prevedere anche: - Tavolo con due sedie - Armadi per riporre
strumenti e materiali
f - Dotazioni per la valutazione in
terapia occupazionale - sussidi manuali ed elettronici per la
valutazione delle abilità, interessi lavorativi e capacità lavorative residue,
funzioni psico-intellettive, capacità fisiche ed esecutive. La dotazione
testistica deve essere appropriata per le valutazioni in età evolutiva e
adolescenziale (solo per i nuclei dedicati a queste età), nell’adulto e
nell’anziano.
g - Dotazioni per il trattamento in terapia
occupazionale - sussidi manuali ed elettronici per il recupero di
abilità nell’ambito delle autonomie personali, strumentali e lavorative. La
dotazione strumentale deve essere appropriata per il trattamento in età
evolutiva e adolescenziale (solo per i nuclei dedicati a queste età),
nell’adulto e nell’anziano. La dotazione minima dell’ambiente dedicato alla
terapia occupazionale deve prevedere: - Pannello a parete posizionabile ad
altezze variabili con sussidi per la simulazione di attività quotidiane -
Sussidi da tavolo per la simulazione di attività quotidiane - Giochi con
pedine, dadi o altre forme in metallo o legno per gesti finalizzati a
incrementare la concentrazione, la memoria, le abilità finimotorie, il
coordinamento oculomotorio le capacità sensoriali. - Tavolo per la terapia
occupazionale regolabile in altezza e con piano inclinabile, dotato di sistema
di ancoraggio del braccio e della mano per il miglior controllo posturale della
testa e del tronco. - Armadi per riporre strumenti e materiali
h - Dotazioni per la valutazione in neuropsicomotricità (Solo
per i nuclei dedicati all’età evolutiva) - sussidi manuali ed
elettronici per la valutazione in età evolutiva di abilità cognitive, motorie,
sensoriali, della coordinazione, del linguaggio e dell’apprendimento. La
dotazione testistica deve essere appropriata per le valutazioni in età evolutiva
e l’adolescenza.
i - Dotazioni per il trattamento in neuro
psicomotricità (Solo per i nuclei dedicati all’età evolutiva) -
sussidi manuali ed elettronici per l’evocazione in età evolutiva di abilità
cognitive, motorie, sensoriali, della coordinazione, del linguaggio e
dell’apprendimento. La dotazione minima dell’ambiente dedicato alla terapia
occupazionale deve prevedere: - Tavolo regolabile in altezza con sedute
idonee per l’età evolutiva - Armadi per riporre strumenti e materiali. -
2 materassini in gommapiuma con rivestimento ignifugo, sfoderabile e lavabile.
- Palloni per la riabilitazione di differenti diametri. - Cuscini
colorati di varie forme (Cuneo, cubo, parallelepipedo, cilindro, semicilindro)
rivestiti di materiale ignifugo e lavabile. - clavette colorate, sacchetti
motori, funi colorate da mt. 3, corde per saltelli con contrappeso, corde per
saltelli con manopole, sfere in legno colorato, palle per ritmica, ceppi in
legno colorati, cerchi in nylon colorati ø cm 60, dischi materiale morbido per
percorsi di deambulazione, clavette da cm 31, palle mediche vinile (kg 1÷5),
bastoni legno da cm 90, bastoni legno da cm 120, tamburelli con batacchio, palle
ritmiche da gr 420
l - Dotazioni per la valutazione in riabilitazione
cognitiva - sussidi manuali ed elettronici per la valutazione delle funzioni
cognitive e psicomotorie. La dotazione testistica deve essere appropriata per le
valutazioni nell’adulto e nell’anziano.
m - Dotazioni per
trattamento in riabilitazione cognitiva - sussidi manuali ed
elettronici per la riabilitazione delle funzioni cognitive e psicomotorie. La
dotazione minima dell’ambiente dedicato alla riabilitazione cognitiva deve
prevedere: - Tavolo con due sedie - Armadi per riporre strumenti e
materiali - Kit di riabilitazione cognitiva non informatizzato. -
Strumenti informatici (hardware e software) adatti allo svolgimento di esercizi
di riabilitazione cognitiva (esercizi di riconoscimento, riordino,
classificazione, associazione, attenzione, calcolo, orientamento, riproduzione
di modelli, pianificazione, analisi di situazioni, problem solving etc.) -
attrezzature, dispositivi e strumenti standardizzati per la valutazione delle
varie menomazioni e disabilità di pertinenza riabilitativa; - presidi e
attrezzature atte allo svolgimento di trattamenti da parte di medici specialisti
e degli altri operatori della riabilitazione; - attrezzature per la
riabilitazione motoria (es.: letti per fisioterapia movimentabili, articolati e
ad altezza variabile, sgabelli, cuscini, tappeti, cunei, cilindri, parallele,
palloni di varie dimensioni, scala di deambulazione, gruppo parallele per
deambulazione, tavoli fisioterapici per trattamenti individuali, spalliere,
panche irrovesciabili pesi varie misure cyclette specchi quadrettati palloni
tipo Bobath tavolo oscillante asse di equilibrio (specifiche per la
riabilitazione) pedane oscillanti materassini bastoni in metallo con appoggio
regolabile cuscini sgabelli deambulatori canadesi, tripodi, cunei); -
apparecchio elettrostimolatore per muscolatura normale e denervata; -
apparecchio per terapia antalgica; - elettrocardiografo; - materiali e
strumenti per la riabilitazione cognitiva e neuropsicologica (esempio: materiali
modellabili, oggetti per la stimolazione stereognosica, memory test, materiali
semistrutturati didattico/educativi con supporto cartaceo e/o informatico,
ausili informatici: comunicatori, puntatori, tastiere speciali); - materiali
e strumenti per la riabilitazione logopedica ( N indicator, S indicator,
spirometro, metronomo, speech emplasis indicator, registratori, vari giochi
sonori luminosi di memoria, spazio-temporale per la manipolazione, giochi
affettivi. - In caso che venga svolta attività diagnostica: impedenziometro,
audiometro. - materiali e strumenti per la terapia occupazionale; -
barella-doccia.
La struttura rende disponibili tutti i presidi non strettamente
personali necessari ad ospiti non deambulanti e non autosufficienti, compresi
quelli antidecubito (es.: letti, comodini, armadi, materassi idonei, cuscini,
sollevatori, deambulatori, carrozzine, carrozzine con sistemi posturali).
9.3 REQUISITI MINIMI ORGANIZZATIVI
Il ruolo di Responsabile sanitario della struttura è affidato a un
medico in possesso dei requisiti di cui all’art. 13 della L. R. n. 8/2004.
In caso di assenza o d’impedimento temporanei le funzioni del Responsabile
sanitario vengono assunte da un altro medico con le stesse caratteristiche
professionali. Fermo restando l’esclusività prevista dal comma 6, art.13,
L.R. n.8/2004, il Responsabile sanitario delle strutture con meno di cinquanta
posti residenziali e/o semiresidenziali deve garantire la presenza per almeno 19
ore settimanali. Il medico cui è affidata la direzione:
- garantisce la formulazione e l’applicazione del regolamento
interno; - risponde della idoneità del personale, delle attrezzature e degli
impianti; - vigila sulla puntuale osservanza delle norme igienico sanitarie,
sulla efficienza e sicurezza dello strumentario e dei locali, sulla validità e
corretta applicazione delle metodologie in uso; - vigila sulla gestione dei
farmaci; - vigila sul rispetto delle norme che regolamentano le
incompatibilità del personale; - garantisce la regolare presenza del
personale; - è responsabile della predisposizione per ciascun paziente del
Progetto Riabilitativo Individuale e della sua regolare erogazione; - è
responsabile della registrazione delle cartelle cliniche degli ospiti, del loro
aggiornamento periodico e dell’archiviazione; - vigila sull’aggiornamento
tecnologico e formativo in funzione delle disabilità trattate e delle necessità
identificate dall’équipe della struttura; - provvede all’aggiornamento delle
metodiche; - rilascia certificazioni agli aventi diritto.
Tutto il personale operante nel Presidio extraospedaliero di
Riabilitazione è in possesso delle necessarie qualificazioni professionali
prevista per gli operatori del SSN, ovvero, nel rispetto della normativa
vigente, deve essere in possesso di titolo di studio idoneo per l’accesso ai
ruoli sanitari del Servizio sanitario Nazionale. La tipologia delle figure
professionali e il debito orario variano a seconda di quanto previsto
specificatamente per i diversi nuclei di cui agli articoli seguenti. Tutto
il personale operante nella struttura deve essere assunto a tempo indeterminato.
Le assunzioni a tempo determinato saranno ammesse per provvedere a sostituzioni
di personale in organico a seguito di assenze giustificate e previste dalla
normativa in materia di tutela dei lavoratori. Il personale operante nella
struttura deve essere garantito, in termini numerici (equivalente a tempo pieno)
per ciascuna figura professionale, fermo restando che il personale assunto deve
essere a tempo indeterminato ed il numero delle varie figure professionali deve
essere sufficiente a garantire il debito orario a tempo pieno ( 38 ore sett. per
il medico, 36 ore sett. per le altre figure professionali). Il personale
medico è composto da medici specialisti in riabilitazione. Per medico
specialista in riabilitazione si intende un medico con specializzazione in
medicina fisica e riabilitativa ed equipollenti, ovvero un medico in possesso di
specialità in discipline affini per le quali ha ottenuto, nel rispetto delle
normative concorsuali, l’accesso professionale alla medicina fisica e
riabilitazione, ovvero un medico chirurgo in possesso di specialità in altre
discipline che, come da normativa concorsuale, ha anzianità di servizio in
strutture dedicate ad attività riabilitative così come individuate dal presente
regolamento.*
*cfr. Documento
“Piano d’Indirizzo per la Riabilitazione” del 2011
Presso ogni
struttura, comprendente uno o più nuclei, deve essere presente un medico che
garantisca la guardia medica nelle ore notturne e festive con abilitazione BLSD
(Basic Life Support & Defibrillation) e ILS (Immediate Life Support) in
riferimento ai nuclei per l’età adulta e PBLSD ( Pediatric Basic Life Support
& Defibrillation) in riferimento ai nuclei per l’età evolutiva. La
struttura trasmette l’elenco della dotazione organica al competente Ufficio
regionale opportunamente dettagliato con i nominativi degli operatori, la
qualifica professionale, il titolo di studio, la data di assunzione e la
tipologia del contratto con il debito orario.
Per ogni utente è:
- redatto il Progetto Riabilitativo Individuale così come definito
al precedente art.8.1; - compilata la cartella clinica che deve contenere i
dati relativi al paziente (anagrafici, operatori di riferimento, diagnosi,
valutazione sociale), il Progetto Riabilitativo Individuale, la scheda
infermieristica con il dettaglio delle attività riabilitative di propria
competenza effettuate e quella relativa agli specifici programmi riabilitativi
eseguiti, i risultati degli strumenti di valutazione utilizzati, le verifiche
con l’indicazione dei risultati raggiunti e la motivazione della chiusura del
programma; in cartella sono registrate le eventuali assenze dell’utente dalla
struttura, con la relativa motivazione. Nello specifico: - il Medico
specialista in riabilitazione è responsabile della redazione del PRI. Qualsiasi
trattamento riabilitativo non può avere decorrenza da data precedente alla
redazione del PRI. La redazione del PRI e le valutazioni specialistiche
finalizzate al conseguimento degli obiettivi riabilitativi, anche attraverso la
compilazione di scale, da parte del medico responsabile devono essere
puntualmente documentati in cartella. - le attività del personale
infermieristico, che concorrono al raggiungimento dell’orario giornaliero
richiesto per l’intervento riabilitativo, sono quelle strettamente legate
all’addestramento del paziente/caregivers per: - L’utilizzo di dispositivi
per il controllo/trattamento dei disordini legati all’evacuazione); -
Cateterismi intermittenti; - Alimentazione per OS - SNG - PEG; -
Prevenzione lesioni da pressione; - Aspirazione delle mucosità orofaringee,
pulizia del cavo orale, gestione cannula tracheostomica; - Movimentazione
dei carichi; - Cambi posturali a letto, letto/carrozzina, carrozzina/WC;
- Igiene - vestizione. - La durata di ognuna di queste attività di
addestramento deve essere riportata in cartella.
E’ da considerarsi attività infermieristico/riabilitativa anche
quella preventiva per l’individuazione di soggetti a rischio, attraverso la
compilazione di scale di valutazione specifiche (es.: Indice di Braden, Scala
Morse, Scala Stratify), a cura del personale infermieristico ( Anche il tempo
necessario per la compilazione di ognuna di queste scale deve essere riportato
in cartella).
- per i Fisioterapisti - Logopedisti - Terapisti Occupazionali -
Terapisti della Neurosicomotricità dell’età evolutiva: l’intervento
riabilitativo deve essere erogato da tali figure professionali nel rapporto
terapista/paziente 1:1. L’impegno orario di tali figure professionali deve
essere documentato nella cartella riabilitativa e controfirmato dal paziente,
come da modulo di trattamento riabilitativo di cui all’allegato B al presente
regolamento. Qualora il paziente sia impedito, il modulo verrà controfirmato dal
Direttore sanitario. - per l’Assistente Sociale - Psicologo: l’impegno
orario di tali figure professionali deve essere documentato nella cartella
riabilitativa. L’organizzazione garantisce all’ospite: - prestazioni di
tipo alberghiero comprendenti alloggio, vitto rapportati alle particolari
condizioni degli ospiti; - il rispetto della dignità e della libertà
personale, della riservatezza, dell’individualità e delle convinzioni religiose;
- la continuità dei rapporti sociali e della vita di relazione; -
prestazioni infermieristiche; - prestazioni riabilitative; - consulenza
e controllo dietologico; - prestazioni di aiuto personale e di assistenza
tutelare; - prestazioni di prevenzione della sindrome da immobilizzazione
con riduzione al massimo del tempo trascorso a letto; - attività di
animazione, attività occupazionale, ricreativa di integrazione e di raccordo con
l’ambiente familiare e sociale di origine; le autonomie e la partecipazione
familiare e sociale sono favorite utilizzando anche le risorse del contesto
territoriale in cui è ubicata la struttura, - comprese le associazioni di
volontariato; - prestazioni per la cura personale (es.: barbiere,
parrucchiere, lavanderia) a richiesta degli ospiti e con oneri a carico degli
stessi; - l’assistenza religiosa e spirituale favorendo la presenza di
diversi assistenti religiosi a seconda della confessione degli ospiti.
Qualora la struttura prenda in carico persone in età evolutiva,
oltre ai trattamenti riabilitativi sono erogati anche trattamenti
psico-educativi e attività didattico-formative. Le prestazioni di
diagnostica strumentale, di laboratorio e per immagini, farmaceutiche e di
assistenza protesica e le prestazioni odontoiatriche, sebbene non erogate dalla
struttura, sono assicurate agli ospiti della stessa ai sensi della normativa
vigente, anche attraverso i servizi delle ASL. Un eventuale peggioramento
delle condizioni cliniche del paziente che determini la necessità di ricovero
ospedaliero per acuzie determinerà l’attivazione del servizio territoriale di
emergenza. La struttura redige la carta dei servizi, da consegnare agli
ospiti e ai familiari di riferimento al momento dell’ingresso. Il documento deve
specificare:
- la mission; - la dotazione del personale con le rispettive
attribuzioni/compiti; - le norme igienico sanitarie; - le finalità ed i
metodi riabilitativi; - l’organizzazione della vita all’interno della
struttura, con particolare riguardo sia agli orari dei pasti e delle visite che
alle modalità dei rapporti con la famiglia, gli amici e gli aderenti alle
associazioni di volontariato; - l’indicazione delle modalità di accesso da
parte degli ospiti alle prestazioni erogate dal SSR; - le modalità di
raccolta dei reclami e/o dei suggerimenti per il miglioramento della qualità
della struttura.
È garantita alla famiglia una adeguata informazione e
partecipazione nonché specifica formazione prima del rientro del paziente nel
proprio ambiente di vita. Il sistema di archiviazione delle cartelle
cliniche deve consentire un rapido accesso ai dati. Le strutture assolvono
al debito informativo nei confronti della Regione, delle ASL e delle UVARP anche
attraverso l’adesione al Sistema Informativo per l’Assistenza Riabilitativa,
secondo modalità e tempistica definite a livello regionale.
(•) Frase sostituita dal R.R.
22/2019, art. 12,
comma 12.1.
Art. 10Requisiti specifici strutturali, tecnologici e organizzativi per
l’autorizzazione all’esercizio
dei presidi territoriali di riabilitazione funzionale dei soggetti
portatori di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali 10.1 REQUISITI SPECIFICI PER UN MODULO DI ASSISTENZA
RESIDENZIALE RIABILITATIVA INTENSIVA
10.1.1 REQUISITI SPECIFICI
STRUTTURALI
Sono confermati i requisiti descritti nell’art. 9.1 Requisiti
minimi strutturali.
10.1.2 REQUISITI SPECIFICI
TECNOLOGICI
Oltre ai requisiti indicati nell’art.9.2 Requisiti minimi
tecnologici devono essere presenti:
- letti elettrici articolati con sponde e ruote (per tutti i posti
letto residenza) e che si possano abbassare fino a 40 cm; - sistema di
chiamata/allarme, inclusi quelli per tetraplegici a succhio-soffio o con
bottone; - materassi antidecubito ad alta tecnologia (se a camere d’aria
alternanti, deve essere prevista la possibilità di sgonfiaggio veloce per il
massaggio cardiaco); - bronco-aspiratori portatili con sistema a batteria
ricaricabile; - macchina per la tosse, - almeno 3 apparecchi per
aerosolterapia; - 1 sollevatore elettrico per nucleo con più imbracature;
- 1 sollevatore per obesi plurinucleo; - almeno 2 seggioloni
polifunzionali - disponibilità nella struttura di almeno uno spirometro ed
apparecchio per EGA; - disponibilità nella struttura di un Bladder scanner
E’ presente la distribuzione centralizzata di ossigeno medicale e
vacuum.
10.1.3 REQUISITI SPECIFICI ORGANIZZATIVI
È garantita, per ogni paziente, la predisposizione del Progetto
Riabilitativo Individuale con gli specifici programmi e i tempi di realizzazione
previsti:
- riabilitazione delle funzioni motorie e sensoriali; -
riabilitazione delle funzioni cardio-respiratorie; - riabilitazione delle
funzioni vescico-sfinteriche; - riabilitazione delle funzioni digestive
(disfagia, deglutizione); - riabilitazione delle funzioni
cognitive/comportamentali e del linguaggio; - formazione del caregiver;
- presa in carico del nucleo familiare
(informazione/formazione/empowerment/riduzione carico emozionale).
E’ garantita la presenza di:
- medico responsabile della struttura; - medici specialisti;
- psicologi; - assistenti sociali; - infermieri; -
professionisti sanitari della riabilitazione; - operatori socio-sanitari
dedicati all’assistenza.
Lo standard minimo sotto riportato è riferito all’attività
assistenziale per 20 posti letto; per nuclei con numero di posti letto inferiori
a 20, il personale è comunque proporzionato al numero di posti inferiore a 20.
MODULO DI ASSISTENZA
RESIDENZIALE RIABILITATIVA INTENSIVA PER ADULTI DA 10 POSTI
LETTO |
FIGURE
PROFESSIONALI |
N. UNITA’ * |
Min.assist./paz/die* |
Min.tersapia
riabil./paz/die* |
MEDICO SPECIALISTA |
2 |
30 |
30 |
INFERMIERE PROFESSIONALE presenza
h 24 |
6 |
72 |
45+ |
OSS
Presenza h 24 |
8 |
95 |
|
FISIOTERAPISTA |
6 |
72 |
72 |
LOGOPEDISTA |
1 |
12 |
12 |
TERAPISTA OCCUPAZIONALE |
1,5 |
18 |
18 |
PSICOLOGO |
6ore |
3 |
3 |
ASSISTENTE SOCIALE |
6ore |
3 |
3 |
AMMINISTRATIVO |
6ore |
|
|
TOTALE MINUTI ASSISTENZA
E TOTALE MINUTI TERAPIA RIABILITATIVA |
305 |
183 |
MODULO DI ASSISTENZA
RESIDENZIALE RIABILITATIVA INTENSIVA PER ADULTI DA 10 POSTI
LETTO |
FIGURE
PROFESSIONALI |
N. UNITA’ * |
Min.assist./paz/die* |
Min.tersapia riabil./paz/die* |
MEDICO SPECIALISTA
|
1 |
30 |
30 |
INFERMIERE PROFESSIONALE presenza
h 24 |
3 |
72 |
45 |
OSS
Presenza h 24 |
3 |
72 |
|
FISIOTERAPISTA |
1,5 |
36 |
36 |
LOGOPEDISTA |
1,5 |
36 |
36 |
TERAPISTA OCCUPAZIONALE |
1,5 |
36 |
18 |
EDUCATORE PROFESSIONALE |
1,5 |
36 |
36 |
PSICOLOGO |
6ore |
3 |
3 |
ASSISTENTE SOCIALE |
6ore |
3 |
3 |
AMMINISTRATIVO |
6ore |
|
|
TOTALE MINUTI ASSISTENZA
E TOTALE MINUTI TERAPIA RIABILITATIVA |
324 |
225 |
* cfr. Documento Prestazioni residenziali e
semiresidenziali del Ministero della salute -
Direzione generale della
programmazione sanitaria, dei livelli di assistenza e dei
principi
etici di sistema - Commissione
nazionale per definizione e laggiornamento dei livelli
essenziali di assistenza.
Le figure professionali sono
espresse in unità di lavoro a tempo
pieno; lindicazione dei tempi
assistenziali - minuti assist./paz./ die rappresentano
parametri medi di assistenza,
fermo restando i minuti di terapia riabilitativa
1 unità di medico = 38 ore
sett.
1 unità di altre figure
professionali = 36 sett.
Laddove sono indicate le ore,
queste si intendono ore a settimana.
I minuti di assistenza paziente
sono comprensivi dei minuti di terapia riabiliotativa.
L’attività medica non è inferiore a 30 minuti/die/paziente.
Presso ogni struttura, comprendente uno o più nuclei, deve essere presente un
medico che garantisca la guardia medica nelle ore notturne e festive con
abilitazione BLSD (Basic Life Support & Defibrillation) e ILS (Immediate
Life Support) in riferimento ai nuclei per l’età adulta e PBLSD ( Pediatric
Basic Life Support & Defibrillation) in riferimento ai nuclei per l’età
evolutiva. La struttura dovrà garantire l’accesso di ogni altro specialista
della ASL territorialmente competente secondo le specifiche esigenze dei
pazienti presenti. I professionisti sanitari della riabilitazione (
fisioterapista ex D.M. 14 settembre 1994 n. 741- D.M. 27 luglio 2000;
logopedista ex D.M. 14 settembre 1994, n. 742 - D.M. 27 luglio 2000; terapista
della neuropsicomotricità dell’età evolutiva ex D.M. 17 gennaio 1997, n. 56 -
D.M. 27 luglio 2000; terapista occupazionale ex D.M. 17 gennaio 1997, n.136 -
D.M. 27 luglio 2000; educatore professionali ex D.M. 8 ottobre 1998, n. 520 -
D.M. 27 luglio 2000) non possono essere tra loro intercambiabili; l’assistenza
garantita dal suddetto personale non dovrà essere inferiore ai minuti al giorno
per paziente riportati nelle tabelle precedenti. Nel modulo dedicato all’età
evolutiva le figure professionali previste devono avere competenze specifiche
per l’età evolutiva. I minuti assistenza per paziente riferiti allo
Psicologo e all’Assistente sociale vanno erogati facendo riferimento al
fabbisogno settimanale. L’assistenza infermieristica è assicurata sulle 24
ore per un minimo di 72 minuti/die/paziente. Nei nuclei dedicati all’età
evolutiva, fermo restando che il numero degli infermieri è pari a 3 per nucleo,
per poter garantire un turno completo, l’assistenza infermieristica h 24 sarà
assicurata mediante l’utilizzo del personale infermieristico assegnato ai
diversi nuclei dedicati all’età evolutiva. Qualora il nucleo sia organizzato su
più piani la presenza dell’infermiere sulle 24 ore deve essere garantita per
ciascun piano. Gli operatori socio-sanitari devono garantire assistenza per
non meno di 95 minuti pro/die a paziente nel nucleo per adulti e per non meno di
72 minuti pro/die a paziente nel nucleo per l’età evolutiva. Nei nuclei dedicati
all’età evolutiva, fermo restando che il numero degli OSS è pari a 3 per nucleo,
per poter garantire un turno completo, l’assistenza OSS h 24 sarà assicurata
mediante l’utilizzo del personale operatore socio-sanitario assegnato ai diversi
nuclei dedicati all’età evolutiva. Qualora il nucleo sia organizzato su più
piani la presenza dell’ OSS sulle 24 ore deve essere garantita per ciascun
piano.
10.2 REQUISITI SPECIFICI PER UN MODULO DI ASSISTENZA
RESIDENZIALE RIABILITATIVA ESTENSIVA
10.2.1 REQUISITI SPECIFICI
STRUTTURALI Sono confermati i requisiti descritti nell’art. 9.1
Requisiti minimi strutturali.
10.2.2
REQUISITI SPECIFICI TECNOLOGICI Sono confermati i requisiti
indicati nell’art.9.2
Requisiti minimi tecnologici.
10.2.3
REQUISITI SPECIFICI ORGANIZZATIVI È garantita, per ogni paziente,
la predisposizione del progetto Riabilitativo Individuale con gli specifici
programmi e tempi di realizzazione previsti:
- riabilitazione delle funzioni motorie e sensoriali; -
riabilitazione delle funzioni cardio-respiratorie; - riabilitazione delle
funzioni vescico-sfinteriche; - riabilitazione delle funzioni digestive
(disfagia, deglutizione); - riabilitazione delle funzioni
cognitive/comportamentali e del linguaggio; - formazione del caregiver;
- presa in carico del nucleo familiare (informazione/formazione/empowerment/
riduzione carico emozionale).
E’ garantita la presenza di:
- medico responsabile della struttura; - medici specialisti;
- psicologi; - assistenti sociali; - infermieri; -
professionisti sanitari della riabilitazione; - operatori socio-sanitari
dedicati all’assistenza.
Lo standard minimo sotto riportato è riferito all’attività
assistenziale per 20 posti letto; per nuclei con numero di posti letto inferiori
a 20, il personale è comunque proporzionato al numero di posti inferiore a 20.
MODULO DI ASSISTENZA
RESIDENZIALE RIABILITATIVA INTENSIVA PER ADULTI DA 20 POSTI
LETTO |
FIGURE
PROFESSIONALI |
N. UNITA’ * |
Min.assist./paz/die* |
Min.tersapia riabil./paz/die* |
MEDICO SPECIALISTA
|
0,8 |
15 |
15 |
INFERMIERE PROFESSIONALE presenza
h 24 |
6 h24 |
72 |
45 |
OSS
Presenza h 24 |
8 h24 |
95 |
|
FISIOTERAPISTA |
3 |
36 |
36 |
LOGOPEDISTA |
1 |
12 |
12 |
TERAPISTA OCCUPAZIONALE |
0,5 |
6 |
6 |
PSICOLOGO |
6ore |
3 |
3 |
ASSISTENTE SOCIALE |
6ore |
3 |
3 |
AMMINISTRATIVO |
6ore |
|
|
TOTALE MINUTI ASSISTENZA
E TOTALE MINUTI TERAPIA RIABILITATIVA |
242 |
120 |
MODULO DI ASSISTENZA
RESIDENZIALE RIABILITATIVA INTENSIVA PER ADULTI DA 20 POSTI
LETTO |
FIGURE
PROFESSIONALI |
N. UNITA’ * |
Min.assist./paz/die* |
Min.tersapia riabil./paz/die* |
MEDICO SPECIALISTA
|
0,4 |
15 |
15 |
INFERMIERE PROFESSIONALE presenza
h 24 |
3 |
72 |
45 |
OSS
Presenza h 24 |
3 |
72 |
|
FISIOTERAPISTA |
1 |
|
|
LOGOPEDISTA |
0,5 |
72 |
72 |
TERAPISTA NEUROPSOCOMOTRICE |
0,5 |
EDUCATORE PROFESSIONALE |
1 |
PSICOLOGO |
6 ore |
3 |
3 |
ASSISTENTE SOCIALE |
6 ore |
3 |
3 |
AMMINISTRATIVO |
6 ore |
|
|
TOTALE MINUTI ASSISTENZA
E TOTALE MINUTI TERAPIA RIABILITATIVA |
237 |
138 |
* cfr. Documento Prestazioni residenziali e
semiresidenziali del Ministero della salute -
Direzione generale della
programmazione sanitaria, dei livelli di assistenza e dei
principi
etici di sistema - Commissione
nazionale per definizione e laggiornamento dei livelli
essenziali di assistenza.
Le figure professionali sono
espresse in unità di lavoro a tempo
pieno; lindicazione dei tempi
assistenziali - minuti assist./paz./ die rappresentano
parametri medi di assistenza,
fermo restando i minuti di terapia riabilitativa
1 unità di medico = 38 ore
sett.
1 unità di altre figure
professionali = 36 sett.
Laddove sono indicate le ore,
queste si intendono ore a settimana.
I minuti di assistenza paziente
sono comprensivi dei minuti di terapia riabiliotativa.
L’attività medica non è inferiore a 15 minuti/die/paziente.
Presso ogni struttura, comprendente uno o più nuclei, deve essere presente un
medico che garantisca la guardia medica nelle ore notturne e festive con
abilitazione BLSD (Basic Life Support & Defibrillation) e ILS (Immediate
Life Support) in riferimento ai nuclei per l’età adulta e PBLSD ( Pediatric
Basic Life Support & Defibrillation) in riferimento ai nuclei per l’età
evolutiva. Per il nucleo dell’età adulta, i professionisti sanitari della
riabilitazione ( fisioterapista ex D.M. 14 settembre 1994 n. 741- D.M. 27 luglio
2000; logopedista ex D.M. 14 settembre 1994, n. 742 - D.M. 27 luglio 2000;
terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva ex D.M. 17 gennaio 1997,
n. 56 - D.M. 27 luglio 2000; terapista occupazionale ex D.M. 17 gennaio 1997,
n.136 - D.M. 27 luglio 2000; educatore professionali ex D.M. 8 ottobre 1998, n.
520 - D.M. 27 luglio 2000) non possono essere tra loro intercambiabili;
l’assistenza garantita dal suddetto personale non dovrà essere inferiore ai
minuti al giorno per paziente riportati nelle tabelle precedenti. Per il
nucleo dell’età evolutiva, i professionisti sanitari della riabilitazione (
fisioterapista ex D.M. 14 settembre 1994 n. 741- D.M. 27 luglio 2000;
logopedista ex D.M. 14 settembre 1994, n. 742 - D.M. 27 luglio 2000; terapista
della neuropsicomotricità dell’età evolutiva ex D.M. 17 gennaio 1997, n. 56 -
D.M. 27 luglio 2000; terapista occupazionale ex D.M. 17 gennaio 1997, n.136 -
D.M. 27 luglio 2000; educatore professionali ex D.M. 8 ottobre 1998, n. 520 -
D.M. 27 luglio 2000) possono essere tra loro intercambiabili in relazione alla
tipologia di disabilità prevalentemente trattata e per esigenze di turnazione,
fermo restando il numero complessivo di 3 unità; l’assistenza garantita dal
suddetto personale non dovrà essere inferiore a 109 minuti al giorno per
paziente. Nel modulo dedicato all’età evolutiva le figure professionali
previste devono avere competenze specifiche per l’età evolutiva. I minuti
assistenza per paziente riferiti allo Psicologo e all’Assistente sociale vanno
erogati facendo riferimento al fabbisogno settimanale. L’assistenza
infermieristica è assicurata sulle 24 ore per un minimo di 72
minuti/die/paziente. Nei nuclei dedicati all’età evolutiva, fermo restando che
il numero degli infermieri è pari a 3 per nucleo, per poter garantire un turno
completo, l’assistenza infermieristica h 24 sarà assicurata mediante l’utilizzo
del personale infermieristico assegnato ai diversi nuclei dedicati all’età
evolutiva. Qualora il nucleo sia organizzato su più piani la presenza
dell’infermiere sulle 24 ore deve essere garantita per ciascun piano. Gli
operatori socio-sanitari devono garantire assistenza per non meno di 95
minuti/die/paziente nel nucleo per l’età adulta e per non meno di 72
minuti/die/paziente nel nucleo per l’età evolutiva. 72 minuti pro/die a
paziente. Nei nuclei dedicati all’età evolutiva, fermo restando che il numero
degli OSS è pari a 3 per nucleo, per poter garantire un turno completo,
l’assistenza OSS h 24 sarà assicurata mediante l’utilizzo del personale
operatore socio-sanitario assegnato ai diversi nuclei dedicati all’età
evolutiva. Qualora il nucleo sia organizzato su più piani la presenza dell’ OSS
sulle 24 ore deve essere garantita per ciascun piano.
10.3
REQUISITI SPECIFICI PER UN MODULO DI ASSISTENZA RESIDENZIALE RIABILITATIVA DI
MANTENIMENTO RIABILITATIVO (per disabili ad ALTA complessità assistenziale
sanitaria) - TIPOLOGIA DI PAZIENTE 1
10.3.1 REQUISITI SPECIFICI
STRUTTURALI Sono confermati i requisiti descritti nell’art. 9.1
Requisiti minimi strutturali.
10.3.2
REQUISITI SPECIFICI TECNOLOGICI Oltre ai requisiti indicati
nell’art.9.2 Requisiti minimi tecnologici devono essere presenti:
- letti elettrici articolati con sponde e ruote (per il 50% dei
posti residenza) e che si possano abbassare fino a 40 cm; - sistema di
chiamata/allarme, inclusi quelli per tetraplegici a succhio-soffio o con
bottone; - materassi antidecubito ad alta tecnologia per tutti i posti
residenza (se a camere d’aria alternanti, deve essere prevista la possibilità di
sgonfiaggio veloce per il massaggio cardiaco); - almeno 10 per n. 20 p.l.
apparecchi per saturimetria transcutanea; - almeno 4 per n. 20 p.l.
bronco-aspiratori portatili con sistema a batteria ricaricabile; - almeno 6
apparecchi per n. 20 p.l. per aerosolterapia; - almeno n.1 macchina per la
tosse; - almeno 2 ventilatori di diversa tipol
ogia (AutoCPap, BiLevel, pressovolumetrici); - disponibilità
di monitoraggio pressorio, emogasanalisi.
Ulteriore strumentazione tecnologica per assistenza respiratoria,
nutrizionale per via parenterale o PEG e per infusioni continue di terapia e.v.
sono assicurate agli ospiti anche attraverso i servizi distrettuali delle ASL ai
sensi della normativa vigente. Inoltre, devono prevedersi per ogni 20 posti
letto:
- N.4 posti letto dotati di monitoraggio delle funzioni vitali con
possibilità di ventilazione meccanica.
10.3.3 REQUISITI SPECIFICI ORGANIZZATIVI
È garantita, per ogni paziente, la predisposizione del Progetto
riabilitativo individuale con gli specifici programmi e i tempi di realizzazione
previsti. Le attività sotto elencate sono finalizzate al mantenimento delle
abilità acquisite ed alla prevenzione della regressione funzionale:
- riabilitazione delle funzioni motorie e sensoriali; -
riabilitazione delle funzioni cardio-respiratorie; - riabilitazione delle
funzioni vescico-sfinteriche; - riabilitazione delle funzioni digestive
(disfagia, deglutizione); - riabilitazione delle funzioni
cognitive/comportamentali e del linguaggio; - formazione del caregiver;
- presa in carico del nucleo familiare
(informazione/formazione/empowerment/riduzionecarico emozionale).
E’ garantita la presenza di:
- medico responsabile della struttura; - medici specialisti;
- psicologi; - assistenti sociali; - infermieri; -
professionisti sanitari della riabilitazione; - operatori socio-sanitari
dedicati all’assistenza.
Lo standard minimo sotto riportato è riferito all’attività
assistenziale per 20 posti letto; per nuclei con numero di posti letto inferiori
a 20, il personale è comunque proporzionato al numero di posti inferiore a 20.
MODULO DI ASSISTENZA
RESIDENZIALE RIABILITATIVA INTENSIVA PER ADULTI DA 20 POSTI LETTO - TIPOLOGIA DI
PAZIENTE 1 |
FIGURE
PROFESSIONALI |
N. UNITA’
* |
Min.assist./paz/die* |
Min.tersapia riabil./paz/die* |
MEDICO SPECIALISTA
|
0,8 |
15 |
15 |
INFERMIERE PROFESSIONALE presenza
h 24 |
6 |
72 |
45 |
OSS
Presenza h 24 |
6 |
72 |
|
FISIOTERAPISTA |
2 |
24 |
24 |
LOGOPEDISTA |
1 |
12 |
12 |
PSICOLOGO |
6ore |
3 |
3 |
ASSISTENTE SOCIALE |
6ore |
3 |
3 |
AMMINISTRATIVO |
6ore |
|
|
TOTALE MINUTI ASSISTENZA
E TOTALE MINUTI TERAPIA RIABILITATIVA |
201 |
102 |
* cfr. Documento Prestazioni residenziali e
semiresidenziali del Ministero della salute -
Direzione generale della
programmazione sanitaria, dei livelli di assistenza e dei
principi
etici di sistema - Commissione
nazionale per definizione e laggiornamento dei livelli
essenziali di assistenza.
Le figure professionali sono
espresse in unità di lavoro a tempo
pieno; lindicazione dei tempi
assistenziali - minuti assist./paz./ die rappresentano
parametri medi di assistenza,
fermo restando i minuti di terapia riabilitativa
1 unità di medico = 38 ore
sett.
1 unità di altre figure
professionali = 36 sett.
Laddove sono indicate le ore,
queste si intendono ore a settimana.
I minuti di assistenza paziente
sono comprensivi dei minuti di terapia riabiliotativa.
L’attività medica non è inferiore a 15 minuti/die/paziente.
Presso ogni struttura, comprendente uno o più nuclei, deve essere presente un
medico che garantisca la guardia medica nelle ore notturne e festive con
abilitazione BLSD (Basic Life Support & Defibrillation) e ILS (Immediate
Life Support) in riferimento ai nuclei per l’età adulta. I professionisti
sanitari della riabilitazione ( fisioterapista ex D.M. 14 settembre 1994 n. 741-
D.M. 27 luglio 2000; logopedista ex D.M. 14 settembre 1994, n. 742 - D.M. 27
luglio 2000 ) non possono essere tra loro intercambiabili; l’assistenza
garantita dal suddetto personale non dovrà essere inferiore ai minuti al giorno
per paziente riportati nella relativa tabella. I minuti assistenza per
paziente riferiti allo Psicologo e all’Assistente sociale vanno erogati facendo
riferimento al fabbisogno settimanale. L’assistenza infermieristica è
assicurata sulle 24 ore per un minimo di 72 minuti/die/paziente. Gli
operatori socio-sanitari devono garantire assistenza per non meno di 72 minuti
pro/die a paziente.
10.4 REQUISITI SPECIFICI PER UN MODULO DI
ASSISTENZA RESIDENZIALE RIABILITATIVA DI MANTENIMENTO RIABILITATIVO - TIPOLOGIA
DI PAZIENTE 2
10.4.1 REQUISITI SPECIFICI STRUTTURALI Sono
confermati i requisiti descritti nell’art. 9.1
Requisiti minimi strutturali.
10.4.2
REQUISITI SPECIFICI TECNOLOGICI Si confermano i requisiti indicati
nell’art.9.2
Requisiti minimi tecnologici.
10.4.3
REQUISITI SPECIFICI ORGANIZZATIVI È garantita, per ogni paziente,
la predisposizione del Progetto riabilitativo individuale con gli specifici
programmi e tempi di realizzazione previsti. Le attività sotto elencate sono
finalizzate al mantenimento delle abilità acquisite ed alla prevenzione della
regressione funzionale:
- mantenimento/riabilitazione delle funzioni motorie e sensoriali;
- mantenimento/riabilitazione delle funzioni cardio-respiratorie; -
mantenimento/riabilitazione delle funzioni vescico-sfinteriche; -
mantenimento/riabilitazione delle funzioni digestive (disfagia, deglutizione);
- mantenimento/riabilitazione delle funzioni cognitive/comportamentali e del
linguaggio; - potenziamento delle autonomie personali e promozione di
attività di socializzazione, culturale e di formazione; - presa in carico
del nucleo familiare
(informazione/formazione/empowerment/riduzionecaemozionale).
E’ garantita la presenza di:
- medico responsabile della struttura; - medici specialisti;
- psicologi; - assistenti sociali; - infermieri; -
professionisti sanitari della riabilitazione; - educatori professionali;
- operatori socio-sanitari dedicati all’assistenza.
Lo standard minimo sotto riportato è riferito all’attività
assistenziale per 20 posti letto; per nuclei con numero di posti letto inferiori
a 20, il personale è comunque proporzionato al numero di posti inferiore a 20.
MODULO DI ASSISTENZA
RESIDENZIALE RIABILITATIVA INTENSIVA PER ADULTI DA 20 POSTI LETTO – TIPOLOGIA DI
PAZIENETE 2 |
FIGURE
PROFESSIONALI |
N. UNITA’ * |
Min.assist./paz/die* |
Min.tersapia riabil./paz/die* |
MEDICO SPECIALISTA
|
0,8 |
15 |
15 |
INFERMIERE PROFESSIONALE |
3 |
36 |
22 |
OSS
Presenza h 24 |
6 |
72 |
|
FISIOTERAPISTA |
1 |
36 |
36 |
LOGOPEDISTA |
1 |
TERAPISTA OCCUPAZIONALE |
1 |
EDUCATORE PROFESSIONALE |
1 |
12 |
12 |
PSICOLOGO |
6ore |
3 |
3 |
ASSISTENTE SOCIALE |
6ore |
3 |
3 |
AMMINISTRATIVO |
6ore |
|
|
TOTALE MINUTI ASSISTENZA
E TOTALE MINUTI TERAPIA RIABILITATIVA |
177 |
91 |
*cfr. Documento “Prestazioni residenziali
e semiresidenziali” del Ministero della Salute -
Direzione generale della
programmazione sanitaria, dei livelli di assistenza e dei principi
etici
di sistema - Commissione nazionale per
la definizione e l’aggiornamento dei livelli essenziali
di assistenza 1unità di
medico = contratto a 38 ore 1unità di altre figure professionali =
contratto a 36 ore Laddove sono indicate le ore, queste si intendono
ore a settimana I minuti di assistenza paziente sono comprensivi dei
minuti di terapia riabilitativa
L’attività medica non è
inferiore a 15 minuti/die/paziente. Presso ogni struttura, comprendente uno o
più nuclei, deve essere presente un medico specialista in riabilitazione che
garantisca la guardia medica nelle ore notturne e festive. I professionisti
sanitari della riabilitazione ( fisioterapista ex D.M. 14 settembre 1994 n. 741-
D.M. 27 luglio 2000; logopedista ex D.M. 14 settembre 1994, n. 742 - D.M. 27
luglio 2000; terapista occupazionale ex D.M. 17 gennaio 1997, n.136 - D.M. 27
luglio 2000; educatore professionali ex D.M. 8 ottobre 1998, n. 520 - D.M. 27
luglio 2000) non possono essere tra loro intercambiabili; l’assistenza garantita
dal suddetto personale non dovrà essere inferiore ai minuti al giorno per
paziente riportati nella relativa tabella. Gli educatori professionali (ex
D.M 8 Ottobre 1998 - D.M. 27 Luglio 2000) dovranno garantire un carico orario
non inferiore a 12 minuti a paziente. L’assistenza infermieristica è
assicurata per un minimo di 36 minuti/die/paziente. Gli operatori
socio-sanitari devono garantire assistenza per non meno di 72 minuti pro/die a
paziente. I minuti assistenza per paziente riferiti allo Psicologo e
all’Assistente sociale vanno erogati facendo riferimento al fabbisogno
settimanale.
10.5 REQUISITI SPECIFICI PER UN MODULO DI
ASSISTENZA SEMIRESIDENZIALE RIABILITATIVA ESTENSIVA PER L’ETA’ EVOLUTIVA
10.5.1 REQUISITI SPECIFICI STRUTTURALI Sono confermati i
requisiti descritti nell’art. 9.1
Requisiti minimi strutturali.
10.5.2
REQUISITI SPECIFICI TECNOLOGICI Sono confermati i requisiti
descritti nell’art. 9.2
Requisiti minimi tecnologici.
10.5.3 REQUISITI SPECIFICI ORGANIZZATIVI
La struttura eroga prestazioni in regime semiresidenziale per 5-6
giorni alla settimana e per almeno 280 giorni all’anno. La durata di
permanenza dell’assistito presso la struttura deve essere di 5-8 ore giornaliere
comprensive del pasto. È garantita, per ogni paziente, la predisposizione
del Progetto Riabilitativo Individuale con gli specifici programmi tempi di
realizzazione previsti: - riabilitazione delle funzioni motorie e
sensoriali; - riabilitazione delle funzioni cardio-respiratorie; -
riabilitazione delle funzioni vescico-sfinteriche; - riabilitazione delle
funzioni digestive (disfagia, deglutizione); - riabilitazione delle funzioni
cognitive/comportamentali e del linguaggio; - formazione del caregiver;
- presa in carico del nucleo familiare
(informazione/formazione/empowerment/riduzione emozionale).
E’ garantita
la presenza di: - medico responsabile della struttura; - medici
specialisti; - psicologi; - assistenti sociali; - infermieri; -
professionisti sanitari della riabilitazione; - operatori socio-sanitari
dedicati all’assistenza.
Lo standard minimo sotto riportato è riferito
all’attività assistenziale per 20 posti; per nuclei con numero di posti letto
inferiori a 20, il personale è comunque proporzionato al numero di posti
inferiore a 20.
MODULO DI ASSISTENZA
RESIDENZIALE RIABILITATIVA INTENSIVA PER L’ETA’ EVOLUTIVA DA 20 POSTI
|
FIGURE
PROFESSIONALI |
N. UNITA’
|
Min.assist./paz/die* |
Min.tersapia riabil./paz/die* |
MEDICO SPECIALISTA
|
0,8 |
15 |
15 |
INFERMIERE PROFESSIONALE |
1 |
15 |
10 |
OSS
|
2 |
30 |
|
FISIOTERAPISTA |
2 |
109 |
109 |
LOGOPEDISTA |
1 |
TERAPISTA DELLA NEUROPSICOMOTRICITA’ DELL’ETA’
EVOL. |
1 |
TERAPISTA OCCUPAZIONALE |
1 |
EDUCATORE PROFESSIONALE |
2 |
PSICOLOGO |
6ore |
3 |
3 |
ASSISTENTE SOCIALE |
6ore |
3 |
3 |
AMMINISTRATIVO |
6ore |
|
|
TOTALE MINUTI ASSISTENZA
E TOTALE MINUTI TERAPIA RIABILITATIVA |
175 |
137 |
*cfr.
Documento “Prestazioni residenziali e semiresidenziali” del Ministero della
Salute -
Direzione generale della
programmazione sanitaria, dei livelli di assistenza e dei principi
etici
di sistema - Commissione nazionale per
la definizione e l’aggiornamento dei livelli essenziali
di assistenza 1unità di
medico = contratto a 38 ore 1unità di altre figure professionali =
contratto a 36 ore Laddove sono indicate le ore, queste si intendono
ore a settimana I minuti di assistenza paziente sono comprensivi dei
minuti di terapia riabilitativa
L’attività medica non è
inferiore a 15 minuti/die/paziente. I professionisti sanitari della
riabilitazione ( fisioterapista ex D.M. 14 settembre 1994 n. 741- D.M. 27 luglio
2000; logopedista ex D.M. 14 settembre 1994, n. 742 - D.M. 27 luglio 2000;
terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva ex D.M. 17 gennaio 1997,
n. 56 - D.M. 27 luglio 2000; terapista occupazionale ex D.M. 17 gennaio 1997,
n.136 - D.M. 27 luglio 2000; educatore professionali ex D.M. 8 ottobre 1998, n.
520 - D.M. 27 luglio 2000) possono essere tra loro intercambiabili in relazione
alla tipologia di disabilità prevalentemente trattata e per esigenze di
turnazione, fermo restando il numero complessivo di 7 unità; l’assistenza
garantita dal suddetto personale non dovrà essere inferiore a 109 minuti al
giorno per paziente. Le figure professionali previste devono avere
competenze specifiche per l’età evolutiva ed è indispensabile il medico
specialista in neuropsichiatria infantile. L’assistenza infermieristica è
assicurata per un minimo di 15 minuti/die/paziente. Gli operatori
socio-sanitari devono garantire assistenza per non meno di 30 minuti pro/die a
paziente. I minuti assistenza per paziente riferiti allo Psicologo e
all’Assistente sociale vanno erogati facendo riferimento al fabbisogno
settimanale.
10.6 REQUISITI SPECIFICI PER UN NUCLEO DI
ASSISTENZA SEMIRESIDENZIALE DI MANTENIMENTO PER L’ETA’ ADULTA
10.6.1
REQUISITI SPECIFICI STRUTTURALI Sono confermati i requisiti
descritti nell’art. 9.1
Requisiti minimi strutturali, eccetto che per la presenza
del locale per rieducazione neuropsicomotoria.
10.6.2 REQUISITI
MINIMI E SPECIFICI TECNOLOGICI
Tutti gli ambienti delle varie aree e servizi (area abitativa,
servizi di nucleo, area destinata alla valutazione e alle terapie, area della
socializzazione, aree generali e di supporto) devono essere dotati di impianto
di riscaldamento e di condizionamento. In ogni struttura è presente e
accessibile il carrello per la gestione delle emergenze/urgenze, completo di
defibrillatore, saturimetro, materiale per l’assistenza respiratoria [pallone
AMBU (Assistant Manual Breathing Unit), maschere facciali e orofaringee],
sfigmomanometro, fonendoscopio, laccio emostatico, siringhe, materiale per
medicazione e farmaci di pronto intervento previsti dalla normativa vigente.
Devono essere presenti:
a - posti semiresidenziale - 1 sollevatore
pazienti elettrico con diverse tipologie di imbragature; - almeno 1
carrozzina ogni 2 posti, parte standard con ruote grandi posteriori (dimensioni
varie) e con tavolino avvolgente per carrozzina; - 1 sistema pesapersone per
disabili; - disponibilità di cuscini antidecubito; - apparecchi per
aerosol terapia;
b - Attrezzature per la valutazione in
fisioterapia - dispositivi per valutazioni dinamometriche -
sussidi manuali ed elettronici per la valutazione delle abilità motorie; -
apparecchio per saturimetria transcutanea; - cronometri;
c -
Dotazioni per il trattamento in fisioterapia - lettini per
rieducazione motoria ad altezza variabile (cm 100 minimi x 200 x 44/85h); -
sollevatore elettrico con diverse tipologie di imbragatura (fasce, amaca
standard ed amaca conpoggiatesta) in grado di sollevare il paziente dal
piano-pavimento; - standing ad altezza variabile; - materassini per
cinesiterapia a pavimento (o piano materasso grande); - parallele ad altezza
variabile; - specchi a muro per cinesiterapia (non quadrettati); -
specchi per cinesiterapia su ruote; - bilance con quadrante basso; -
scala modulare per rieducazione motoria; - ausili vari per la deambulazione
(bastoni, tripodi, etc.); - piani oscillanti e sussidi per la rieducazione
propriocettiva; - serie di sussidi per l’esercizio terapeutico manipolativo
funzionale; - serie di ausili per il rinforzo muscolare; - spalliera
svedese; - serie di bastoni per cinesiterapia; - cuscini in gommapiuma a
densità graduata e rivestiti in similpelle e di diverse dimensioni e forme;
- 1 maxicilindro (cm 100x85 dim); - sgabelli ad altezza regolabile;
- carrello portausili per cinesiterapia a più ripiani; - sedie e
sgabelli vari; - apparecchio elettrostimolatore per muscolatura normale e
denervata - apparecchio per terapia antalgica
d - Dotazioni
per la valutazione e il trattamento in logopedia - sussidi manuali
ed elettronici per la valutazione del linguaggio, della voce, della sordità,
delle turbe neuropsicologiche e della deglutizione. La dotazione testistica deve
essere appropriata per le valutazioni dedicate alla tipologia dell’utenza. -
sussidi manuali ed elettronici per il trattamento dei disturbi del linguaggio, i
disturbi della voce, della sordità, delle turbe neuropsicologiche e dei disturbi
della deglutizione. La dotazione strumentale deve essere appropriata per il
trattamento in età evolutiva e adolescenziale (solo per i nuclei dedicati a
queste età), nell’adulto e nell’anziano. - la dotazione minima per
l’ambiente dedicato alla logopedia deve prevedere anche: - Tavolo con due
sedie - Armadi per riporre strumenti e materiali
e -
Dotazioni per la valutazione in terapia occupazionale - sussidi
manuali ed elettronici per la valutazione delle abilità, interessi lavorativi e
capacità lavorative residue, funzioni psico-intellettive, capacità fisiche ed
esecutive. La dotazione testistica deve essere appropriata per le valutazioni
dedicate alla tipologia dell’utenza.
f - Dotazioni per il
trattamento in terapia occupazionale - sussidi manuali ed
elettronici per il recupero di abilità nell’ambito delle autonomie personali,
strumentali e lavorative. La dotazione strumentale deve essere appropriata per
il trattamento nell’adulto. La dotazione minima dell’ambiente dedicato alla
terapia occupazionale deve prevedere: - Pannello a parete posizionabile ad
altezze variabili con sussidi per la simulazione di attività quotidiane -
Sussidi da tavolo per la simulazione di attività quotidiane - Giochi con
pedine, dadi o altre forme in metallo o legno per gesti finalizzati a
incrementare la concentrazione, la memoria, le abilità finimotorie, il
coordinamento oculomotorio le capacità sensoriali. - Tavolo per la terapia
occupazionale regolabile in altezza e con piano inclinabile, dotato di sistema
di ancoraggio del braccio e della mano per il miglior controllo posturale della
testa e del tronco. - Armadi per riporre strumenti e materiali
10.6.3 REQUISITI SPECIFICI ORGANIZZATIVI La
struttura eroga prestazioni in regime semiresidenziale per 5-6 giorni alla
settimana e per almeno 280 giorni all’anno. La durata di permanenza
dell’assistito presso la struttura deve essere di 5-8 ore giornaliere
comprensive del pasto. È garantita, per ogni paziente, la predisposizione
del Progetto Riabilitativo Individuale con gli specifici programmi e tempi di
realizzazione previsti:
- riabilitazione delle funzioni motorie e sensoriali; -
riabilitazione delle funzioni cardio-respiratorie; - riabilitazione delle
funzioni vescico-sfinteriche; - riabilitazione delle funzioni digestive
(disfagia, deglutizione); - riabilitazione delle funzioni
cognitive/comportamentali e del linguaggio; - formazione del caregiver;
- presa in carico del nucleo familiare
(informazione/formazione/empowerment/riduzionecarico emozionale).
E’ garantita la presenza di:
- medico responsabile della struttura; - medici specialisti;
- psicologi; - assistenti sociali; - infermieri; -
professionisti sanitari della riabilitazione; - operatori socio-sanitari
dedicati all’assistenza.
Lo standard minimo sotto riportato è riferito all’attività
assistenziale per 20 posti; per nuclei con numero di posti letto inferiori a 20,
il personale è comunque proporzionato al numero di posti inferiore a 20.
MODULO DI ASSISTENZA
SEMIRESIDENZIALE DI MANTENIMENTO PER ADULTI DA 20 POSTI
|
FIGURE
PROFESSIONALI |
N. UNITA’ * |
Min.assist./paz/die
* |
Min.tersapia riabil./paz/die |
MEDICO SPECIALISTA
|
8 ore |
4 |
4 |
INFERMIERE PROFESSIONALE |
0,33 |
6 |
4 |
OSS
|
2 |
30 |
|
FISIOTERAPISTA |
1,3 |
90 |
90 |
LOGOPEDISTA |
0,5 |
TERAPISTA OCCUPAZIONALE |
1,2 |
EDUCATORE PROFESSIONALE |
2 |
PSICOLOGO |
6ore |
3 |
3 |
ASSISTENTE SOCIALE |
6ore |
3 |
3 |
AMMINISTRATIVO |
6ore |
|
|
TOTALE MINUTI ASSISTENZA
E TOTALE MINUTI TERAPIA RIABILITATIVA |
136 |
104 |
* lunità delle varie figure professionali =
contratto a 36 ore
I minuti di assistenza paziente sono
comprensivi dei minuti di terapia
I professionisti sanitari della riabilitazione ( fisioterapista ex
D.M. 14 settembre 1994 n. 741- D.M. 27 luglio 2000; logopedista ex D.M. 14
settembre 1994, n. 742 - D.M. 27 luglio 2000; terapista occupazionale ex D.M. 17
gennaio 1997, n.136 - D.M. 27 luglio 2000; educatore professionali ex D.M. 8
ottobre 1998, n. 520 - D.M. 27 luglio 2000) possono essere tra loro
intercambiabili in relazione alla tipologia di disabilità prevalentemente
trattata e per esigenze di turnazione, fermo restando il numero complessivo di 5
unità; l’assistenza garantita dal suddetto personale non dovrà essere inferiore
a 90 minuti al giorno per paziente. L’assistenza infermieristica è
assicurata per un minimo di 6 minuti/die/paziente. Gli operatori
socio-sanitari devono garantire assistenza per non meno di 30 minuti pro/die a
paziente. I minuti assistenza per paziente riferiti al medico specialista,
allo Psicologo e all’Assistente sociale vanno erogati facendo riferimento al
fabbisogno settimanale.
Art. 11Requisiti per l’accreditamento dei presidi di riabilitazione funzionale
dei soggetti portatori di disabilita’ fisiche, psichiche e
sensoriali Il presente capo disciplina i requisiti che i Presidi
extraospedalieri di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di
disabilità fisiche, psichiche e sensoriali che erogano prestazioni in regime
residenziale e semiresidenziale devono possedere per accedere all’accreditamento
istituzionale. I requisiti sono formulati nel rispetto dei principi di cui
all’articolo 8-quater del decreto legislativo 502/92 e successive modificazioni
e sulla base degli indirizzi contenuti negli atti di programmazione nazionale e
regionale e degli indirizzi contenuti nella Deliberazione di Giunta regionale 23
aprile 2013, n. 775.
OBIETTIVO 1 - SISTEMA DI GESTIONE
11.1.1 Politica, obiettivi e piano di attività.
La direzione della struttura provvede alla definizione delle
politiche complessive ed esplicita gli obiettivi da raggiungere, sia per la
tipologia ed i volumi che per la qualità delle prestazioni per le quali intende
accedere all’accreditamento istituzionale. Per esplicitare le politiche
complessive, gli obiettivi e le relative modalità di realizzazione, la direzione
adotta un documento in cui sono riportati:
a) la missione e cioè la ragione d’essere della organizzazione ed
i valori cui si ispira; b) i campi prioritari di azione ed i metodi da
adottare per raggiungere gli obiettivi che devono:
1) essere articolati nel tempo; 2) risultare congruenti con
gli obiettivi previsti nei documenti di programmazione sanitaria regionale.
La direzione della struttura deve coinvolgere nella elaborazione
del documento tutte le articolazioni organizzative al fine di garantirne la
forte condivisione dei contenuti. La direzione della struttura deve altresì
tenere in considerazione le indicazioni provenienti da associazioni e comitati e
i suggerimenti raccolti direttamente dagli utenti attraverso comunicazioni,
interviste, questionari, reclami. La direzione deve esplicitare a tutte le
articolazioni organizzative interessate gli obiettivi e le funzioni ad esse
assegnate.
11.1.2 Obiettivi della struttura sanitaria
Gli obiettivi della struttura devono tenere in considerazione i
seguenti elementi:
a) la valutazione dei bisogni e della domanda; b) il
soddisfacimento del cittadino-utente in conformità alle norme e all’etica
professionale; c) il continuo miglioramento del servizio; d) l’efficacia
e l’efficienza delle prestazioni di servizio.
11.1.3 Obiettivi generali Gli obiettivi
generali sono commisurati al lungo periodo di quattro anni e devono:
a) essere stabiliti sia per quanto riguarda la tipologia dei
servizi che la qualità delle prestazioni che si intendono erogare; b) essere
congruenti con le risorse specificamente assegnate; c) essere compatibili
con gli impegni che la direzione della struttura è in grado di sostenere per
garantirne il raggiungimento; d) essere motivati (sulla base del bisogno,
della domanda o di un mandato).
11.1.4 Obiettivi specifici Gli obiettivi
specifici costituiscono la base della pianificazione economica operativa della
struttura sanitaria e hanno la caratteristica di essere improntati sul medio e
breve periodo. Gli obiettivi specifici devono coniugare realisticamente i
volumi di attività previsti, le risorse disponibili, le iniziative programmate
di adeguamento delle risorse, le attività di miglioramento e i risultati attesi
in termini di efficacia e di efficienza delle prestazioni.
Essi debbono
inoltre:
a) essere inseriti in un piano di attività in cui sono chiaramente
identificate le responsabilità per la loro attuazione; b) essere misurabili;
c) assoggettati a scadenze (inizio e fine delle attività connesse); d)
essere articolati nel tempo; e) essere sottoposti a valutazione periodica
per verificare in quale misura sono stati raggiunti.
Il piano di attività deve, in particolare, comprendere:
a) la tipologia ed il volume di attività erogabili, in rapporto
alle risorse strutturali tecnologiche ed umane presenti nella struttura ed ai
limiti di spesa fissati a livello regionale e locale; b) le modalità di
erogazione del servizio; c) l’organigramma con il quale sono individuati i
responsabili delle articolazioni operative e delle funzioni di supporto
tecnico-amministrativo, definite le loro funzioni; d) l’assegnazione di
specifiche responsabilità durante le varie fasi previste per il raggiungimento
degli obiettivi specifici, comprese quelle inerenti alle revisioni o modifiche
del piano stesso durante la sua realizzazione; e) le specifiche procedure
documentate o le istruzioni da applicare; f) il metodo, le scadenze e gli
strumenti, indicatori, per misurare il grado di raggiungimento degli obiettivi
specifici; g) eventuali nuove iniziative previste per conseguire gli
obiettivi specifici.
Il documento della struttura deve essere datato, firmato dalla
direzione e riesaminato dalla stessa a intervalli prestabiliti, almeno ogni
quattro anni, in modo da assicurarne la continua adeguatezza alle linee di
indirizzo, l’efficacia a generare eventuali cambiamenti strutturali ovvero
organizzativi, la idoneità in riferimento alle risorse specificamente assegnate.
11.1.5 Diffusione - Condivisione - Motivazione Per
garantire la comprensione, la condivisione o il rispetto degli obiettivi
contenuti nel documento emesso dalla direzione della struttura esso deve essere
reso disponibile al personale coinvolto direttamente o indirettamente nella
erogazione del servizio, affinché tutte le attività possono essere riferite agli
indirizzi che vi sono espressi. La direzione della struttura deve sostenere
la politica, gli obiettivi e il piano di attività espressi nel documento,
garantendo la disponibilità delle risorse e dei mezzi necessari e assicurandosi,
mediante iniziative specifiche, che il personale coinvolto lo sostenga, lo
comprenda e lo attui, tenuto conto che in un’organizzazione che eroga servizi,
le singole persone costituiscono una risorsa molto importante e il comportamento
e le prestazioni influiscono direttamente sulla qualità dei servizi erogati.
Per migliorare la motivazione del personale, la sua crescita, la sua
capacità relazionale, la qualità delle prestazioni erogate, la direzione deve
assumersi la responsabilità o designare un proprio delegato, se le dimensioni o
la complessità della struttura lo richiedono, di:
a) predisporre un ambiente di lavoro che stimola il miglioramento
e consolida i rapporti di collaborazione; b) assicurare che siano ben
compresi i compiti da svolgere, gli obiettivi da conseguire e il modo in cui
essi influiscono sulla qualità dei servizi e delle prestazioni erogate; c)
curare che tutti siano consapevoli di avere un ruolo e di influire sulla qualità
del servizio fornito al cittadino-utente; d) verificare il livello di
condivisione degli obiettivi per garantire continuità e correttezza nella
misurazione; e) accertare periodicamente la motivazione nel provvedere alla
qualità del servizio; f) raccogliere suggerimenti, proporre iniziative per
il miglioramento della qualità (efficienza, efficacia) delle prestazioni e dei
servizi erogati; g) verificare i risultati delle iniziative di miglioramento
attivate e darne evidenza alla organizzazione.
11.1.6 Risorse umane Nelle organizzazioni
sanitarie il personale rappresenta un elemento primario nei vari processi di
produzione ed erogazione di prestazioni e servizi. Le attività sanitarie, per
loro natura, non sono sempre standardizzabili in quanto l’ambito discrezionale
del contributo professionale è sempre presente in relazione al livello di
responsabilità ed in grado quindi di influenzare il risultato, quando il
contributo professionale ai processi produttivi di una organizzazione
rappresenta una variabile così rilevante, la sua gestione assume inevitabilmente
valenza strategica. Di conseguenza, nelle strutture sanitarie, la scelta di
professionalità adeguate e gli strumenti necessari per gestirle, rappresentano
un aspetto molto rilevante per l’organizzazione dei servizi. I requisiti di
carattere generale cui devono attenersi i soggetti titolari delle strutture
oggetto del presente regolamento sono: il personale con rapporto di
dipendenza deve garantire la continuità delle prestazioni, la gestione delle
situazioni a rischio ed il regolare svolgimento dei diversi compiti di
assistenza previsti, con l’adozione di un documento che riporta:
1) il fabbisogno del personale a rapporto di dipendenza definito
sulla base dei volumi, delle tipologie delle attività e di quanto previsto
nell’ambito dei requisiti specifici contenuti negli articoli seguenti del
presente regolamento, per ciascuna tipologia di attività; 2) la dotazione
del personale a rapporto di dipendenza in servizio suddiviso per ruolo, profilo
professionale e posizione funzionale, nonché la dotazione di personale in
servizio con altra tipologia di rapporto di lavoro; 3) il rispetto delle
condizioni di incompatibilità previste dalla vigente normativa nel rapporto di
lavoro con il personale impiegato; 4) il possesso da parte del personale
sanitario a rapporto di dipendenza - medico, psicologo, infermieristico,tecnico
della riabilitazione e socio-sanitario dei requisiti di accesso che devono
risultare identici a quelli richiesti per l’accesso al SSN; 5) la corretta
applicazione, nei confronti del personale, dei contratti collettivi nazionali di
lavoro di categoria.
La programmazione dell’eventuale avvicendamento del personale deve
essere tale da assicurare la continuità relazionale e la presenza di referenti
per singoli pazienti.
11.1.7 Controllo del sistema per misurazioni
Procedure per il controllo e adeguamento del sistema di misurazione del
servizio sono previste per provare validità e affidabilità di tutte le misure
incluse inchieste e questionari di soddisfazione dell’utente. La struttura
prevede punti di misura e frequenze di misurazione per la rappresentazione
dell’andamento nel tempo e stabilisce le responsabilità della misurazione.
Sono redatte procedure o istruzioni sui dati da raccogliere, indicando come,
dove e da chi sono rilevati e quale modulistica è utilizzata per la
registrazione.
11.1.8 Miglioramento della qualità
La qualità è una caratteristica essenziale ed indispensabile dell’assistenza
sanitaria, un diritto di ogni paziente e di ogni comunità, un obiettivo
prioritario, specialmente in situazioni di risorse limitate e restrizioni
economiche. Il fine prioritario della politica sanitaria della Regione
Puglia è la promozione della qualità dell’assistenza sanitaria, in termini di
equità, d’accesso, umanizzazione delle cure, gestione del rischio clinico,
qualità della vita, soddisfazione dell’utente e uso appropriato delle risorse,
anche sulla base di rapporti costi-efficacia. Una valutazione sistematica e
rigorosa dell’assistenza è legittima per verificare se le risorse sono
utilizzate in maniera appropriata e fornire la migliore qualità possibile
dell’assistenza sanitaria. I soggetti pubblici e privati hanno la
responsabilità di garantire e migliorare sistematicamente la buona qualità
dell’assistenza fornita ai pazienti, attraverso adeguate politiche di
miglioramento. Le attività di miglioramento continuo della qualità sono definite
come “insieme di attività e di misurazioni integrate e progettate ai vari
livelli nell’organizzazione sanitaria, che tende a garantire ed a migliorare di
continuo la qualità dell’assistenza fornita ai pazienti”. Queste azioni
riguardano l’insieme del processo assistenziale, dall’identificazione del
bisogno sanitario agli esiti delle cure prestate. Il miglioramento della qualità
è considerato un processo continuo attraverso il quale gli aspetti importanti
dell’assistenza sono monitorati e migliorati se necessario e le novità
selezionate continuamente. Per garantire e migliorare l’assistenza sanitaria è
necessario valutare di continuo se l’assistenza al paziente risponde a criteri
di qualità, per mantenere una buona qualità laddove esiste, identificando
attraverso il confronto fra produttori, le buone pratiche ed applicando nella
pratica i risultati della ricerca clinica e la valutazione delle tecnologie,
attraverso linee guida e raccomandazioni basate sull’evidenza. Gli aspetti
della struttura, dei processi e dei risultati dell’assistenza (stato di salute,
qualità della vita, soddisfazione, costi) sono valutati e migliorati se
necessario. Le opinioni dei soggetti coinvolti, operatori sanitari, pazienti,
finanziatori, autorità, sulla buona qualità dell’assistenza sanitaria sono
incluse nelle attività di valutazione e miglioramento della qualità. La
valutazione delle tecnologie è strumento per la misurazione dell’efficacia dei
metodi dell’assistenza sanitaria. Oggetto di valutazione sono sia i metodi
nuovi, sia quelli conosciuti da tempo e stabilizzati di prevenzione, diagnosi e
terapia. La valutazione interna, il miglioramento ed il mantenimento della
buona qualità si completano con la valutazione esterna, che deve essere
parallela e di supporto alla valutazione interna ed al miglioramento. Nel
creare le condizioni per il miglioramento della qualità del servizio, occorre:
a) incoraggiare e sostenere uno stile direzionale che sia d’aiuto;
b) promuovere i valori, gli atteggiamenti ed i comportamenti che
incoraggiano il miglioramento; c) definire chiari traguardi per il
miglioramento della qualità; d) incoraggiare una comunicazione efficace e il
lavoro di gruppo; e) riconoscere i successi ed i risultati ottenuti; f)
formare ed addestrare per il miglioramento.
Attraverso la pianificazione e il coinvolgimento del personale
operativo si persegue il miglioramento con l’identificazione e la segnalazione
di servizi o di situazioni diverse dal pianificato di modo che diventino dovere
e responsabilità d’ogni membro della struttura. La struttura attua azioni
preventive per l’eliminazione o la riduzione della ricorrenza del problema.
Le condizioni necessarie per attivare il miglioramento della qualità
richiedono valori, atteggiamenti nuovi, comportamenti condivisi, che si
estrinsecano in:
a) focalizzazione sul soddisfacimento dei bisogni degli utenti,
sia interni che esterni; b) coinvolgimento di tutte le articolazioni
organizzative della struttura nel miglioramento della qualità; c)
dimostrazione dell’impegno, ruolo guida e coinvolgimento della direzione; d)
enfatizzazione sul miglioramento come parte del lavoro di ognuno, in gruppo o
individuale; e) facilitazione alla comunicazione aperta e all’accesso a dati
ed informazioni; f) promozione del lavoro di gruppo e del rispetto per
l’individuo; g) assunzione delle decisioni sulla base dell’analisi dei dati.
Le attività di miglioramento della qualità del servizio sono
mirate al conseguimento di miglioramenti nel breve e lungo termine e
comprendono:
a) l’identificazione dei dati pertinenti da raccogliere; b)
l’analisi dei dati, dando priorità a quelle attività aventi il maggior impatto
negativo sulla qualità del servizio; c) le informazioni di ritorno, sui
risultati delle analisi verso la direzione della struttura con raccomandazioni
per il miglioramento immediato del servizio.
11.1.9 Obiettivi del miglioramento Gli
obiettivi del miglioramento sono specificati per ogni articolazione
organizzativa, e sono strettamente integrati con gli obiettivi generali definiti
dalla direzione della struttura, tenendo conto della soddisfazione dell’utente e
dell’efficacia ed efficienza dei processi.
Gli obiettivi del
miglioramento sono:
a) misurabili nella realizzazione; b) assoggettati a scadenza;
c) chiaramente comprensibili; d) pertinenti.
Le strategie per raggiungere gli obiettivi di cui sopra sono
compresi e concordati da coloro che lavorano insieme per raggiungerli, oltre che
riveduti e rispondenti i cambiamenti d’aspettativa dell’utenza. I
responsabili dei piani di miglioramento predispongono una metodologia di lavoro,
mirata all’efficienza e all’efficacia del complesso di attività di servizio
delle strutture. I responsabili stimolano la partecipazione del personale ad
ogni livello attraverso suggerimenti, attività e programmi di miglioramento
continuo tecnico, organizzativo con riduzione dei costi. Ogni risorsa umana
delle varie articolazioni operative, se coinvolta, può presentare proposte
valide, frutto dell’ esperienza diretta.
11.1.10 Metodologia di
raccolta suggerimenti utenti La valutazione dell’utente è la misura
finale della qualità di un servizio, essa può essere immediata, ritardata o
retrospettiva e spesso è l’unico elemento di giudizio di un utente sul servizio
ricevuto. La struttura effettua valutazioni e misurazioni continue della
soddisfazione dell’utente, focalizzando su quanto i requisiti del servizio
(comprese le modalità di erogazione) soddisfano le esigenze dell’utenza. A tal
fine la struttura predispone, almeno una volta l’anno, una raccolta
(questionari, sondaggi, indagini) sul grado di soddisfazione degli utenti per
tenerne conto in sede di pianificazione dei programmi per il miglioramento del
servizio.
11.1.11 Metodologie di confronto con comitati od
associazioni Il miglioramento della qualità prevede programmi
dedicati a raccogliere dati, suggerimenti ed idee innovative da realtà esterne e
rappresentative del collettivo dell’utenza, quali organismi di rappresentanza e
di volontariato.
OBIETTIVO 2 - PRESTAZIONI E SERVIZI
11.2.1 La carta dei servizi I soggetti erogatori di
servizi sanitari revisionano e pubblicizzano, in conformità al decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 19 maggio 2005, la carta dei servizi che
costituisce un obbligo di legge ed offre alla organizzazione l’opportunità di
rivedere e gestire i propri processi in efficienza, focalizzandoli sulla
soddisfazione dell’utente, partendo dalla definizione degli impegni circa il
servizio da erogare. La carta è redatta con la consultazione delle categorie
professionali e delle associazioni di tutela e di volontariato rappresentative
del collettivo dell’utenza. Del processo di consultazione deve esistere
documentazione scritta al fine di preservare l’evidenza del contributo di
ognuno.
La carta dei servizi sanitari è il patto tra le strutture del
SSN ed i cittadini, secondo i seguenti principi informatori:
a) imparzialità nell’erogazione delle prestazioni e uguaglianza
del diritto all’accesso ai servizi; b) piena informazione dei cittadini
utenti sui servizi offerti e le modalità di erogazione degli stessi; c)
definizione di standard e assunzione di impegni da parte dell’amministrazione
locale rispetto alla promozione della qualità del servizio e alla determinazione
di modalità di valutazione costante della qualità stessa; d) organizzazione
di modalità strutturate per la tutela dei diritti dei cittadini; e) ascolto
delle opinioni e dei giudizi, sulla qualità del servizio, espressi dai cittadini
direttamente o tramite le associazioni che li rappresentano attraverso modalità
e strumenti di partecipazione e coinvolgimento.
11.2.2 Struttura della carta dei servizi La
carta dei servizi recepisce gli obiettivi di qualità espressi dalla struttura e
riporta in modo chiaro e comprensibile:
a) informazioni sulla struttura e servizi forniti; b) standard
di qualità, impegni e programmi; c) meccanismi di tutela e verifica.
11.2.3 Eleggibilità e presa in carico dei pazienti
La struttura, tenuto conto della normativa regionale e delle
disposizioni del presente regolamento in tema di criteri di eleggibilità e presa
in carico dei pazienti, deve:
a) Formalizzare i protocolli per l’eleggibilità dei pazienti;
b) Adottare e formalizzare protocolli, linee guida e procedure per la
gestione del percorso assistenziale del paziente nelle diverse fasi della
malattia e nei diversi setting assistenziali (intrastrutturali); c) Definire
la responsabilità per la presa in carico e per la gestione del paziente; d)
Prevedere la tracciabilità della presa in carico dei pazienti all’interno della
documentazione sanitaria, compresa la riconciliazione; e) Gestire il
trasferimento delle informazioni relative alla presa in carico all’interno del
processo di cura; f) Verificare la conoscenza e l’applicazione dei
protocolli e delle procedure da parte del personale ed il loro miglioramento se
necessario.
11.2.4 Continuità assistenziale
L’organizzazione della struttura deve progettare ed implementare i
processi di continuità per coordinare l’assistenza dei singoli pazienti tra le
varie articolazioni organizzative. La definizione delle responsabilità e delle
modalità per il passaggio in cura contribuisce a migliorare la continuità, il
coordinamento, la soddisfazione del paziente, la qualità e potenzialmente anche
gli esiti. A tal fine la struttura deve:
a) Identificare per tutto il periodo di degenza un responsabile
della cura del paziente; b) Formalizzare e mettere in atto protocolli e
linee guida per la continuità assistenziale dei pazienti (appropriatezza dei
trasferimenti all’interno dell’organizzazione, della dimissione dei pazienti e
del follow up); c) adottare i processi a supporto di continuità e
coordinamento delle cure; d) definire i collegamenti funzionali tra le varie
articolazioni interne e con le strutture esterne coinvolte nell’assistenza;
e) adottare modalità strutturate per il trasferimento delle informazioni
rilevanti durante i passaggi di consegna, i trasferimenti e i processi di
dimissione; f) adottare e diffondere le procedure per consentire che tutta
la documentazione clinica del paziente sia a disposizione degli operatori
sanitari in ogni momento, al fine di favorire lo scambio di informazioni per la
corretta gestione dei pazienti.
11.2.5 Gestione della documentazione La
documentazione, che descrive il sistema gestionale e operativo, rappresenta
l’evidenza oggettiva della struttura organizzativa e tecnica; aderisce alla sua
realtà operativa, e per seguirne l’evolversi, è organizzata in maniera
flessibile con gerarchia di contenuti ed articolata in differenti livelli, che
individuano i rispettivi destinatari e le modalità di distribuzione.
11.2.6 Struttura della documentazione La
documentazione contiene i dati necessari al riscontro oggettivo delle attività
svolte al fine di raccogliere ed elaborare gli stessi al fine di fornire
informazioni relativamente al:
a) grado di conseguimento degli obiettivi generali e degli
obiettivi specifici; b) livello di soddisfazione degli utenti circa la
qualità del servizio; c) risultato di verifica delle attività; d)
risultato dei piani di miglioramento; e) analisi per l’individuazione delle
tendenze di qualità; f) azione correttiva e la sua efficacia; g)
idoneità delle prestazioni dei fornitori; h) addestramento e competenza del
personale; i) confronto con dati nazionali di riferimento.
11.2.7 Controllo della documentazione La
documentazione che dispone prescrizioni generali e specifiche per l’erogazione
del servizio deve essere leggibile, datata (incluse le date di revisione),
chiara ed identificabile. In funzione della tipologia di documento, sono fissati
metodi per controllare l’emissione, la distribuzione e la revisione.
I
metodi di cui sopra assicurano che i documenti siano:
a) approvati dal personale autorizzato; b) emessi e resi
disponibili nelle aree dove l’informazione è necessaria; c) compresi e
accettati da parte di coloro che devono utilizzarli; d) facilmente
rintracciabili; e) esaminati per ogni necessaria revisione; f) ritirati
o distrutti quando superati.
11.2.8 Approvazione ed emissione dei documenti
I documenti e i dati, prima dell’emissione, sono verificati e
approvati da personale autorizzato ai fini della loro adeguatezza. Un elenco
generale, preparato e reso disponibile, o altra equivalente forma di controllo,
indica lo stato di revisione dei documenti in vigore per impedire l’utilizzo di
quelli non più validi o superati. Il sistema di controllo, di cui sopra
assicura che:
a) siano disponibili i documenti necessari in tutti i luoghi ove
si svolgono le attività essenziali per garantire la qualità del servizio; b)
siano prontamente rimossi da tutti i centri di emissione o di utilizzazione
documenti non validi ovvero superati, per evitare un loro uso indesiderato;
c) siano identificati i documenti superati e conservati per motivi legali e
di conservazione delle conoscenze.
11.2.9 Distribuzione dei documenti modificati
La distribuzione dei documenti modificati è curata dalla funzione
che li ha emessi e sottoposti a modifica, ovvero dal responsabile incaricato
dell’archiviazione e gestione; la stessa funzione garantisce l’eliminazione dei
documenti superati. La distribuzione da parte dell’emittente può arrivare
fino al trasferimento della documentazione ai responsabili di altre funzioni, i
quali provvedono alla distribuzione interna, garantendone l’attribuzione di
responsabilità e la rintracciabilità.
11.2.10 Gestione del
dato Il sistema di gestione del dato è finalizzato alla raccolta,
elaborazione ed archiviazione dei dati di struttura, processo ed esito al fine
di:
a) sostanziare e ridefinire le politiche e gli obiettivi della
struttura; b) fornire il ritorno informativo alle articolazioni
organizzative, necessario per le valutazioni di loro competenza; c)
rispondere al debito informativo nei confronti dei livelli sovraordinati.
I dati di origine generati dallo svolgimento delle attività sono
definiti e coerenti con gli obiettivi della struttura, per garantire che le
informazioni generate siano oggettive ed attendibili. La struttura della
gestione del dato è dotata di un sistema informativo per la corretta gestione
dei documenti che dispone prescrizioni generali e specifiche allo svolgimento
delle attività finalizzate all’erogazione del servizio.
A tale scopo, la
direzione assicura:
a) l’individuazione dei bisogni informativi della organizzazione;
b) la struttura del sistema informativo (e cioè la sua identificazione e la
sua articolazione); c) la diffusione della documentazione presso le funzioni
interessate; d) le modalità di raccolta dei dati relativi alle attività
svolte; e) la valutazione della qualità del dato (riproducibilità,
accuratezza, completezza); f) la diffusione ed utilizzo delle informazioni
generate dall’elaborazione dei dati.
E’ individuato un referente del sistema informativo, responsabile
delle procedure di raccolta e verifica della qualità
(riproducibilità,accuratezza, completezza) e diffusione dei dati, ferme restando
le responsabilità specifiche previste da norme nazionali.
11.2.11 Registrazione dei dati La struttura
predispone procedure che individuano modalità di registrazione dei dati per
dimostrare il conseguimento della qualità richiesta e l’efficacia del sistema
qualità, contribuendo alla crescita di un tangibile patrimonio di conoscenze.
11.2.12 Motivazione delle registrazioni La
struttura produce e conserva i documenti per dimostrare il raggiungimento degli
obiettivi prefissati e valutare l’opportunità di attuare interventi di vario
tipo, quali in particolare:
a) modifiche alle modalità di erogazione del servizio; b)
programmi di miglioramento; c) sperimentazioni; d) nuovi progetti;
e) interventi sui costi.
I dati raccolti sono utilizzati in modo proficuo se sono
soddisfatte alcune condizioni, come quelle elencate di seguito:
a) essere conosciuti; b) essere ordinati, accessibili,
organizzati; c) essere leggibili ed interpretabili con facilità; d)
essere supportati dalle descrizioni atte a chiarire su quali basi sono stati
prodotti ed entro quali limiti mantengono la loro significatività.
11.2.13 Conservazione dei documenti I
documenti di registrazione dei dati e le informazioni generate dalla loro
elaborazione sono conservati in condizioni ambientali e di ordine per evitare
possibili danneggiamenti e permetterne la rintracciabilità.
E’ stabilito
il tempo di conservazione per il quale occorre tener presente i seguenti
aspetti:
a) necessità di consultazione; b) rispetto delle disposizioni
vigenti.
Sono adottate opportune procedure di accesso, protezione dei dati
e conservazione nel caso di utilizzo di supporti informatici (archivi
elettronici). Per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari si rinvia
alle disposizioni vigenti in materia di “privacy”.
11.2.14
Verifica dei risultati La direzione della struttura è responsabile
della creazione delle condizioni organizzative che facilitano e consentono la
promozione e il supporto ad attività valutative. La direzione della
struttura assegna responsabilità specifiche di controllo periodico delle
attività al fine di assicurare la continua adeguatezza ed efficacia per il
conseguimento degli obiettivi generali e specifici.
Il personale che
attua il processo di erogazione del servizio è investito di responsabilità delle
seguenti valutazioni sistematiche:
a) aderenza alle specifiche di realizzazione del servizio; b)
controllo continuo che le specifiche di servizio siano soddisfatte; c)
aggiustamento del processo al verificarsi di deviazioni.
11.2.15 Valutazione dei risultati e del servizio da parte
dell’ organizzazione La valutazione dei risultati e del servizio da
parte della direzione si svolge su dati oggettivi, in collaborazione con tutti
gli operatori, e si sviluppa al livello delle articolazioni organizzative
utilizzando personale interno preparato allo scopo.
La valutazione di
cui sopra verifica:
a) il grado di conoscenza e condivisione del personale delle
modalità operative pianificate e dei criteri di registrazione dei dati generati
dallo svolgimento delle attività; b) il grado di applicazione e
applicabilità delle modalità operative pianificate al fine di valutare
l’adeguatezza delle risorse umane (professionalità e numero) e materiali
(idoneità e disponibilitàall’uso) messe a disposizione della struttura; c)
il grado di adeguatezza dei processi operativi per garantire sia il livello
qualitativo delle prestazioni dei servizi, sia il raggiungimento degli obiettivi
specifici programmati.
I professionisti sono particolarmente coinvolti ed incoraggiati
all’utilizzo di specifiche tecniche per i processi in esame. Momenti di
verifica formali tra i componenti dell’equipe, riunioni di gruppo periodiche,
attività interprofessionali di miglioramento della qualità ed audit clinici
possono essere previsti per i professionisti sanitari.
11.2.16
Criteri di registrazione dei dati La valutazione dei risultati
della struttura è continua e svolta su dati oggettivi per individuare e
perseguire azioni di miglioramento.
I criteri di registrazione dei dati
per l’analisi riguardano:
a) le attività rilevanti di ogni servizio che hanno influenza
sulla efficacia dell’ organizzazione; b) le caratteristiche delle attività
che devono essere misurate e controllate per assicurare la qualità del servizio
(indicatori); c) i metodi di valutazione delle caratteristiche scelte a
riferimento; d) i mezzi per controllare le caratteristiche al fine di
mantenerle entro i limiti stabiliti (standard).
I criteri di registrazione dei dati consentono un efficace
controllo dei processi di servizio della struttura assicurando che il servizio
erogato risponde a quello atteso dall’utente e dalla struttura.
OBIETTIVO 3 - ASPETTI STRUTTURALI
11.3.1 Idoneità all’uso della struttura
L’organizzazione sanitaria deve essere in grado di offrire ai propri
pazienti, ai loro familiari, al personale e ai visitatori una struttura sicura.
Per raggiungere quest’obiettivo è necessaria una gestione della struttura, degli
impianti volta a ridurre, controllare, prevenire i rischi e i pericoli e
mantenere condizioni di sicurezza. Pertanto, l’organizzazione,
indipendentemente dalle dimensioni e dalle risorse proprie di ciascuna, è tenuta
ad osservare la legislazione, la normativa e ogni altro requisito cogente
applicabile che determinano il modo in cui una struttura è progettata e
mantenuta in efficienza. La Direzione deve conoscere la legislazione, la
normativa e i requisiti applicabili e inserire a bilancio, pianificare e
implementare tutte le attività volte a soddisfare i requisiti di legge.
A tal fine la struttura deve:
a) pianificare e inserire a bilancio il potenziamento o
sostituzione di impianti, edifici o componenti necessari a garantire l’idoneità
all’uso, la sicurezza e l’efficacia della struttura nel rispetto delle leggi,
dei regolamenti e degli altri requisiti che si applicano all’organizzazione;
b) Prevedere la presenza, formalizzazione e messa in atto di un programma di
gestione del rischio ambientale e di gestione delle infrastrutture; c)
Prevedere la presenza, formalizzazione e messa in atto di un programma di
monitoraggio dell’idoneità della struttura che fornisca i dati relativi ad
incidenti, infortuni e altri eventi a supporto della pianificazione della
riduzione dei rischi (es. report, audit ed incontri periodici relativi alla
identificazione dei rischi e alla gestione della sicurezza); d) Predisporre
piani di azione per la risoluzione delle criticità individuate e utilizzo dei
dati del monitoraggio per migliorare il programma di gestione del rischio
ambientale; e) Prevedere la formazione e il coinvolgimento del personale per
la sicurezza della struttura e dell’ambiente di lavoro.
11.3.2 Gestione delle attrezzature Le
attrezzature che sviluppano i processi di erogazione dei servizi hanno impatto
sul livello qualitativo ottenuto per cui la loro corretta gestione è
fondamentale ai fini dell’oggettiva credibilità dei valori risultanti dal loro
utilizzo. La gestione delle attrezzature, dalla definizione dei bisogni di
acquisto alla loro alienazione, è caratterizzata da una interfunzionalità.
Compito della direzione della struttura è definire, in fase di pianificazione,
le responsabilità delegate alle varie articolazioni organizzative. L’insieme
di tutti i beni che concorrono in maniera diretta o indiretta alla qualità delle
prestazioni sanitarie è definita attrezzatura. Le regole generali di gestione,
di seguito riportate, si riferiscono in particolare alle attrezzature biomediche
che sono di particolare criticità nel processo di erogazione. Sono promosse,
per l’acquisizione e gestione delle attrezzature biomediche, attività
interdisciplinari di valutazione ed analisi relative alla sicurezza, ai costi,
ai benefici, all’efficacia ed agli aspetti etici.
11.3.3 Programmazione degli acquisti di attrezzature
L’acquisizione delle attrezzature è pianificata in modo documentato
da assicurare le prestazioni previste dal piano di attività in coerenza con gli
obiettivi del piano medesimo.
Un programma di acquisto delle
attrezzature in generale e, in particolare, delle apparecchiature biomediche e
dei dispositivi medici è previsto al fine di tenere conto:
a) dell’evoluzione delle tipologie dei servizi; b)
dell’obsolescenza; c) dell’adeguamento alle norme tecniche; d) della
eventuale disponibilità di nuove tecnologie per il miglioramento dell’assistenza
sanitaria.
11.3.4 Inventario delle attrezzature La
direzione della struttura adotta un inventario delle attrezzature biomediche in
dotazione, di tipo dinamico, aggiornato con informazioni archiviate su supporto
informatico per:
a) soddisfare gli obblighi di legge; b) disporre di dati
riassuntivi; c) permettere la rintracciabilità delle attrezzature
biomediche; d) fare le analisi per stabilire dei criteri di sostituzione, al
fine di programmare gli investimenti tecnologici, tenendo conto dell’
obsolescenza del parco macchine e delle singole tipologie di apparecchiature
biomediche.
Le informazioni raccolte e rese disponibili sia in forma aggregata
per l’intero parco macchine, sia in forma disaggregata per singola tipologia di
attrezzatura, centro di costo, classe di età, produttore, periodo di
ammortamento e modalità di acquisizione: acquisto, noleggio, leasing, donazione,
in service. Le apparecchiature temporaneamente disattivate sono
immagazzinate, protette, verificate e controllate ad intervalli idonei per
garantire che i requisiti di precisione, accuratezza e validità, siano
soddisfatti al momento del riutilizzo.
11.3.5
Manutenzione L’assicurazione della manutenzione è fondamentale per
il raggiungimento degli obiettivi specifici della struttura riguardo ai volumi
ed al livello qualitativo delle prestazioni in quanto garantisce la efficienza
ed efficacia delle apparecchiature biomediche in uso. La manutenzione è
garantita da apposito personale tecnico - professionale sia interno che esterno.
Il piano per la manutenzione delle apparecchiature biomediche tiene
conto delle:
a) indicazioni relative alla sicurezza in uso; b) necessità di
manutenzione mediante le indicazioni contenute nei manuali di servizi; c)
indicazioni contenute nelle normative tecniche relative alla sicurezza e al
mantenimento in uso secondo gli standard di funzionalità.
Il piano di manutenzione generale è articolato sulla base delle
criticità dell’apparecchiatura biomedica per il risultato essenziale,
distinguendo fra manutenzione correttiva, preventiva e controlli periodici di
sicurezza e funzionalità. Il piano di manutenzione che tende a garantire i
necessari standards qualitativi delle prestazioni fornite e di sicurezza, deve
essere documentato per ciascuna apparecchiatura biomedica e reso noto ai diversi
livelli operativi per consentire lo svolgimento dei compiti attribuiti al
singolo operatore. E’ importante che la documentazione tecnica relativa alle
singole apparecchiature, obbligatoriamente fornita al momento dell’acquisto, sia
a corredo dello strumento e conservata in modo da essere facilmente
rintracciabile dal responsabile della manutenzione per la sua attività.
11.3.6 Manutenzione preventiva e controlli di funzionalità e
sicurezza Il piano di manutenzione prevede, se richiesto dalla
tipologia delle attrezzature, le attività relative alla manutenzione preventiva
e ai controlli di funzionalità e sicurezza delle attrezzature al fine di
garantire la loro idoneità all’uso.
Il piano di manutenzione per le
apparecchiature biomediche deve:
a) identificare tutte le apparecchiature che possono influire
sulla qualità del servizio offerto, controllarle e metterle a punto ad
intervalli prefissati o prima dell’uso, a fronte dì campioni certificati
riconosciuti nazionali. In mancanza di tali campioni il criterio di controllo
deve essere definito e documentato; b) definire il processo da utilizzare
per la manutenzione preventiva, compresi i dettagli relativi al tipo di
apparecchiatura biomedica, identificazione univoca, ubicazione, frequenza delle
verifiche, metodo di verifica, criteri di accettazione e provvedimenti da
adottare qualora i risultati non fossero soddisfacenti; c) definire il
processo da utilizzare per i controlli di funzionalità e sicurezza delle
apparecchiature biomediche, compresi i dettagli relativi al tipo di
apparecchiatura biomedica, identificazione univoca, ubicazione, frequenza delle
verifiche, metodo di verifica, criteri di accettazione e provvedimenti da
adottare qualora i risultati non fossero soddisfacenti; d) identificare le
apparecchiature biomediche mediante contrassegno appropriato o documenti
approvati di identificazione per evidenziare lo stato di controllo; e)
conservare le registrazioni relative alle manutenzioni preventive e ai controlli
delle apparecchiature biomediche; f) assicurare che le condizioni ambientali
siano adatte alle operazioni di manutenzione preventiva e controllo; g)
assicurare che la manipolazione, la custodia e la conserva conservazione delle
apparecchiature biomediche siano adatte a mantenere l’accuratezza e l’idoneità
richiesta; h) evitare che le apparecchiature biomediche subiscano interventi
che possano pregiudicarne il controllo funzionale e di sicurezza.
11.3.7 Archivio manutenzioni eseguite Gli
interventi di manutenzione correttiva e preventiva, compresi i controlli di
funzionalità e sicurezza sulle apparecchiature biomediche in dotazione, devono
essere documentati. Per ogni apparecchiatura biomedica esiste una documentazione
cartacea o preferibilmente elettronica, che riporta i dati significativi per
ogni intervento di manutenzione eseguito.
OBIETTIVO 4 -
COMPETENZE DEL PERSONALE
11.4.1 Formazione Le risorse umane
sono fondamentali per la guida della organizzazione e la sua corretta gestione;
è necessario che le modalità di inserimento, di addestramento, di formazione e
aggiornamento siano tenute in considerazione per il personale ai vari livelli
della struttura. La direzione della struttura adotta un piano di
formazione-aggiornamento del personale, con indicazione del responsabile e
normalizza le modalità per favorire l’inserimento operativo del personale di
nuova acquisizione.
11.4.2 Inserimento, affiancamento, addestramento
I criteri di valutazione possono essere individuati per consentire la
copertura di un determinato ruolo sia al personale di nuova acquisizione, sia a
quello da destinare a nuove mansioni.
Le necessità di addestramento sono
programmate tenendo presente:
a) i tempi necessari al raggiungimento dei requisiti e delle
abilità richieste; b) il turn over del personale; c) la numerosità dello
stesso.
La struttura organizzativa identifica le esigenze di affiancamento
e di addestramento del personale e predispone attive procedure documentate per
gestirle. L’addestramento che riguarda procedure e capacità tecniche
onseguite per eseguire i compiti assegnati e l’utilizzo degli strumenti,
attrezzature e dispositivi in dotazione è dimostrabile attraverso archivi
nominativi.
11.4.3 Formazione e aggiornamento La
formazione continua rappresenta uno strumento di cambiamento e di sviluppo del
servizio erogato. La direzione della struttura assume o assegna la
responsabilità di coordinamento delle attività di formazione e di aggiornamento,
le cui funzioni sono:
a) individuare le esigenze formative; b) determinare gli
strumenti e le risorse per far fronte a tali esigenze; c) prefissare le
priorità di intervento formativo sulla base del budget disponibile e delle linee
strategiche della direzione; d) selezionare i criteri per il personale da
aggiornare e formare; e) specificare gli indicatori, per misurare
l’efficacia (impatto) degli interventi formativi; f) pianificare sia le
attività sulla base delle esigenze formative richieste dal Programma Nazionale
per la Formazione Continua -ECM-, sia quelle volte alla valutazione
dell’efficacia degli interventi formativi.
La formazione della relazione interpersonale per i
professionisti che sono in diretto contatto col paziente è curata con
particolare attenzione. Le esigenze di aggiornamento interno ed esterno
volte allo sviluppo professionale dell’individuo sono valutate in maniera
trasparente sulla base delle strategie della struttura - mission, vision,
obiettivi generali e specifici. La struttura prevede metodi (relazioni,
meeting settimanali, incontri mensili, pubblicazioni ) volti a garantire che le
conoscenze maturate all’esterno vengano condivise con tutto il personale
interessato; individua e rende noti e agibili punti di raccolta delle
informazioni- riviste, archivi, pubblicazioni, relazioni - necessarie
all’aggiornamento professionale del personale, valuta annualmente i risultati
complessivi di soddisfazione e di impatto dell’ attività formativa. Il
personale sanitario operante presso la struttura consegue, ogni anno, i crediti
formativi previsti dal Programma Nazionale per la Formazione Continua - ECM -.
La struttura predispone la programmazione e le specifiche procedure che
prevedono:
a) la facilitazione all’inserimento delle risorse di nuova
acquisizione o assegnate a nuove mansioni mediante la fornitura delle
informazioni necessarie; b) l’affiancamento a personale esperto al fine di
armonizzare i tempi necessari a rendere pienamente operative le nuove risorse
dal punto di vista tecnico, gestionale, di servizio; c) l’addestramento di
tutto il personale interessato per abilitarlo a gestire sistemi, apparecchiature
ed attrezzature sia in uso che di nuova introduzione; d) la formazione e
l’aggiornamento secondo le necessità riconosciute di sviluppo personale e del
servizio.
OBIETTIVO 5 - COMUNICAZIONE
11.5.1
Comunicazione Per dare trasparenza alla propria politica e alle
caratteristiche del servizio erogato, la struttura deve munirsi di strumenti
idonei a garantire una corretta e sistematica comunicazione all’interno e
all’esterno della organizzazione. La struttura deve assicurare la piena
informazione circa le modalità erogative, i contenuti e la capacità delle
prestazioni di servizio avendo cura di verificare la chiarezza, la
comprensibilità e la accessibilità delle informazioni in rapporto alla tipologia
dell’utilizzatore-cittadini, istituzioni, associazioni. Nella comunicazione con
gli utenti deve essere posta anche grande attenzione al recepimento delle loro
esigenze. A tal fine, la direzione predispone materiale informativo in forma
sintetica a disposizione dell’utenza, che specifichi tipologia delle prestazioni
erogate, operatori responsabili delle prestazioni, orari ed eventuali costi per
servizi aggiuntivi. Le caratteristiche del servizio devono essere diffuse
tramite ogni soggetto attivo della struttura, sia come singolo, sia organizzato
in gruppi. Alle Associazioni dei familiari maggiormente rappresentative in
rapporto a ciascun ente erogatore è riconosciuto il diritto di informazione e di
accesso agli atti che riguardino la pluralità dei pazienti e le loro esigenze
diffuse. L’esercizio è finalizzato alla maggior tutela dei soggetti disabili e
dei soggetti sui quali gravano obblighi di vigilanza e assistenza in virtù di
rapporti familiari e/o di parentela, di tutela, curatela, amministrazione di
sostegno e/o a qualsivoglia altro titolo assimilabile. A tal fine l’ente
erogatore provvederà a consentire effettivo accesso ed informazione, nel
rispetto delle norme sulla riservatezza e sul trattamento dei dati.
La
comunicazione deve essere efficace per informare su:
a) tipologia, disponibilità e realizzazione del percorso
assistenziale; b) oneri a carico del paziente per servizi aggiuntivi; c)
relazioni fra servizio atteso, servizio percepito ed oneri sostenuti dal
paziente; d) possibilità da parte del paziente di contribuire a migliorare
la qualità del servizio.
In particolare la persona o il tutore deve essere informata sulla
malattia, sulle disabilità ad essa correlate, sulle possibili evenienze della
fase successiva al percorso assistenziale e amministrativo, in modo che sia in
grado di gestire tale fase. L’informazione alla persona deve essere garantita
con:
a) criteri espliciti di erogazione delle prestazioni; b)
informazione alla persona e ai famigliari sulla codifica di gravità assegnata;
c) identificazione di un operatore referente; d) indicazione dei tempi e
luoghi per effettuare l’informazione.
Se necessario, la struttura deve prevedere il coinvolgimento degli
utenti nel percorso clinico e la partecipazione alla definizione del percorso
assistenziale.
11.5.2 Comunicazione interna La
comunicazione interna garantisce che i principi, gli obiettivi che si prefigge e
quanto la struttura pianifica per raggiungerli, siano condivisi, per il
coinvolgimento, la motivazione e l’ aumento del senso di appartenenza degli
operatori.
La direzione istituisce specifiche figure di riferimento, in
modo che il personale svolga correttamente e con alto grado di motivazione le
attività assegnate per:
a) assicurare che siano compresi i compiti da svolgere, gli
obiettivi da conseguire e il modo in cui essi influiscono sulla qualità; b)
curare che ciascuno sia consapevole di avere un ruolo e di influire sulla
qualità del servizio fornito all’utente; c) verificare il livello di
condivisione degli obiettivi per garantire continuità e correttezza (validità e
affidabilità) nella misurazione; d) accertare periodicamente la motivazione
del personale nel provvedere alla qualità del servizio (questionari, reclami,
suggerimenti); e) evidenziare al personale il grado di raggiungimento degli
obiettivi di qualità; f) raccogliere suggerimenti, favorire opportunità di
incontro per analizzare le criticità e proporre iniziative per il miglioramento
della qualità (efficienza ed efficacia) delle prestazioni e dei servizi erogati;
g) verificare i risultati delle iniziative di miglioramento attivate e darne
evidenza a tutto il personale.
La comunicazione all’interno della struttura prevede momenti di
coordinamento e di integrazione per la predisposizione di un ambiente di lavoro,
che migliori i rapporti di collaborazione e cooperazione per la soluzione dei
problemi.
I metodi di comunicazione possono comprendere:
a) incontri informativi della direzione; b) riunioni per
scambi di informazioni; c) informazioni documentate; d) mezzi
informatici.
OBIETTIVO 6 - APPROPRIATEZZA CLINICA E SICUREZZA
11.6.1 Approccio alla pratica clinica secondo evidenze
Un’organizzazione deve essere in grado di fornire interventi efficaci nel
rispetto delle preferenze individuali e dei valori culturali e sociali di ogni
paziente. Sono disponibili in letteratura evidenze che possono guidare le
organizzazioni nell’implementare strategie e metodi che possono essere
utilizzati per fornire cure e servizi appropriati ed efficaci. Le linee guida ed
i protocolli adottati dagli operatori devono essere utilizzati in relazione alle
specifiche condizioni organizzative della propria realtà operativa. Ogni
struttura organizzativa ne predispone una raccolta ed il personale deve essere
informato sull’esistenza di tali documenti, che devono essere facilmente
accessibili. Le organizzazioni devono garantire inoltre che i professionisti
sanitari valutino le evidenze disponibili nei processi di definizione dei
percorsi assistenziali e attivino percorsi di miglioramento laddove necessario.
Le strutture devono effettuare una valutazione sistematica dell’ efficacia e
dell’appropriatezza delle prestazioni evidenziandone gli scostamenti rispetto
alle evidenze disponibili e identificando gli ambiti di miglioramento.
Pertanto, la struttura deve prevedere:
a) la presenza, formalizzazione e messa in atto di protocolli,
linee guida e/o percorsi di cura/assistenza formulali secondo i principi della
evidence based medicine; b) I’accessibilìtà al personale della raccolta dei
regolamenti interni e delle linee guida; c) l’aggiornamento periodico dei
regolamenti interni e delle linee guida sulla base delle evidenze cliniche
disponibili; d) il coinvolgimento del personale nell’implementazione e
nell’applicazione dei protocolli, linee guida e/o percorsi di cura/assistenza
attraverso la diffusione delle conoscenze necessarie alla loro attuazione e la
formazione specifica sui protocolli di assistenza ad esse correlati; e) la
valutazione dell’efficacia e dell’appropriatezza delle prestazioni ed
attivazione di programmi di miglioramento se necessario.
11.6.2 Promozione della sicurezza e gestione dei
rischi Per gestione della sicurezza s’intende l’applicazione e lo
sviluppo di strutture e processi che, sulla base delle evidenze scientifiche,
siano in grado di prevenire e ridurre i rischi all’interno di una struttura.
La sicurezza in un’organizzazione sanitaria è pertanto la gestione integrata
del rischio ambientale, del rischio operatore e del rischio paziente:
- Rischio occupazionale: riguarda gli operatori, sanitari e.non,
nello svolgimento della loro attività lavorativa. Questi rischi sono
generalmente classificati in rischio fisico, chimico e biologico; - Rischio
“non clinico”: sono problemi di sicurezza In generale, ad esempio eventi
catastrofici, rischi finanziari; - Rischio clinico: riguarda i pazienti, fa
riferimento alla possibilità per gli stessi di essere danneggiati in relazione
al trattamento sanitario.
I tre tipi di rischio sono tra loro strettamente connessi,
pertanto è necessario prevedere una gestione integrata dei tre livelli di
rischio; ciò implica da un lato la conoscenza dei fattori di rischio comuni e
dall’altro l’adozione di strumenti di analisi, gestione e monitoraggio e di
strategie integrate. L’organizzazione deve elaborare un piano per la qualità
e sicurezza declinato nei tre ambiti sopra descritti ovvero un piano aziendale
per la gestione del rischio, orientato alla sicurezza di operatori, pazienti e
ambiente, che comprenda anche la prevenzione ed il controllo delle infezioni
correlate all’assistenza e contempli ruoli, responsabilità, risorse impiegate,
monitoraggio, verifiche e formazione.
11.6.3 Programma per la
gestione del rischio clinico e modalità di gestione degli eventi avversi.
Nei sistemi complessi è richiesto un elevato controllo dei rischi,
dei processi e delle vulnerabilità che devono essere oggetto di una sistematica
analisi e verifica e conseguentemente le organizzazioni devono adottare misure e
strumenti atti a creare una diffusa cultura della sicurezza. La gestione
degli eventi avversi comprende: l’identificazione e segnalazione degli eventi
avversi mediante un sistema strutturato, le analisi e le valutazioni per
comprendere come e perché l’evento avverso è accaduto e per identificare
eventuali misure preventive e l’implementazione di un piano di azione; una
procedura per la comunicazione aperta e trasparente con i pazienti ed i loro
familiari, forme di definizione stragiudiziale dei contenziosi. Pertanto, la
struttura deve prevedere:
a) l’esistenza di un sistema per l’identificazione e la
segnalazione di near miss, eventi avversi ed eventi sentinella; b) la
partecipazione al flusso di segnalazione previsto dalla normativa nazionale;
c) l’identificazione dei fattori causali e/o contribuenti attraverso le
metodologie di analisi disponibili in letteratura (Root cause analysis, Audit
clinico, Significan event audit) e azioni sistematiche di verifica della
sicurezza (Safety walkround); d) a presenza di piani di azione e relativi
indicatori per il monitoraggio; e) l’applicazione e monitoraggio di linee
guida, buone pratiche, raccomandazioni, check-list ed altri strumenti per la
sicurezza; f) la definizione di modalità e procedure per la comunicazione ai
pazienti e/o familiari, la gestione dell’impatto di un evento avverso sugli
operatori, la comunicazione esterna, la risoluzione stragiudiziale dei
contenziosi; g) la presenza di un Piano di formazione; h) l’adozione di
metodologie proattive per la valutazione dei rischi.
11.6.4 Strategie sistematiche di comunicazione, formazione
e sviluppo di competenze Nei sistemi complessi è richiesto un
elevato controllo dei rischi, dei processi e delle vulnerabilità che devono
essere oggetto di una sistematica analisi e verifica e conseguentemente le
organizzazioni devono adottare misure e strumenti atti a creare una diffusa
cultura della sicurezza. La promozione della cultura della sicurezza non
deve essere solo una dichiarazione di intenti, ma deve prevedere una strategia
sistematica di comunicazione, formazione e sviluppo di competenze specifiche che
comprenda anche la valutazione delle competenze professionali, sia tecniche che
non tecniche. La sostanziale attuazione di politiche efficaci per la
sicurezza richiede una preliminare analisi per conoscere le condizioni di
partenza e quindi un piano per agire sugli specifici aspetti di miglioramento.
L’implementazione di ogni progetto di cambiamento deve essere accompagnato
dal monitoraggio e dalla valutazione al fine di individuare le migliori
esperienze e le: buone pratiche da mettere Il disposizione e diffondere nel SSN.
Pertanto, la struttura deve prevedere:
a) lo sviluppo di soluzioni innovative per la sicurezza in ambiti
specifici di attività; b) la produzione e diffusione di buone pratiche;
c) la garanzia di competenze specifiche per la analisi degli eventi avversi;
d) la presenza, formalizzazione e messa in atto di politiche e procedure per
la partecipazione e il coinvolgimento dei pazienti ai processi di gestione del
rischio clinico.
7 PROCESSI DI MIGLIORAMENTO ED INNOVAZIONE 11.7.1
Programmi e progetti di miglioramento
La struttura effettua annualmente al proprio interno o partecipa
ad almeno un progetto di miglioramento continuo dell’assistenza sanitaria
favorendo il coinvolgimento del personale, sulla base delle indicazioni
contenute nel presente regolamento.
11.7.2 Mantenimento dei
miglioramenti acquisiti I miglioramenti raggiunti devono essere
mantenuti mediante modifica delle procedure, istruzioni operative,
addestramento, formazione e mediante verifica che tali modifiche siano parte
integrante del lavoro di ciascun membro della struttura.
11.7.3
Continuità del miglioramento Se il miglioramento desiderato è stato
ottenuto, nuovi progetti o attività di miglioramento devono essere selezionati
ed attuati. Ulteriori miglioramenti sono sempre possibili, con l’attuazione di
nuovi progetti o attività dì miglioramento sulla base di nuovi obiettivi. E’
indispensabile fissare delle priorità e dei limiti temporali per ogni progetto
ed inserirli in piani di attività della struttura. La ragione del
miglioramento deriva dalla necessità di fornire valore aggiunto e soddisfazione
per gli utenti. Ogni membro della struttura deve acquisire la consapevolezza che
è sempre possibile eseguire una attività in maniera più efficace ed efficiente
riducendo sprechi di risorse. Una maggiore efficacia ed efficienza è a
vantaggio degli utenti, della struttura, dei suoi membri e della società in
generale.
Art. 12Determinazione del fabbisogno (•) Il fabbisogno di prestazioni dei presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste è stabilito in misura pari ai posti residenziali e semiresidenziali autorizzati all’esercizio ed accreditati e in misura pari ai posti residenziali e semiresidenziali autorizzati all’esercizio precedentemente all’entrata in vigore del R.R. n. 12/2015 (•) alla data di entrata in vigore del presente regolamento, fatti salvi i posti letto occupati da pazienti ricoverati nell’ex Istituto Ortofrenico di Bisceglie e di Foggia ed i posti letto riconvertiti a seguito delle preintese sottoscritte con le strutture private accreditate che erogano prestazioni in regime di ricovero e recepite con Deliberazione di Giunta regionale 15 aprile 2014, n. 683, riconvertiti così come riportato di seguito: 1. 2 presidi di riabilitazione funzionale per l’età evolutiva comprendenti ciascuno non più di 1 nucleo specializzato per ognuna tipologia d’intensità di cura in regime residenziale. I posti residenziali attualmente occupati da pazienti in età evolutiva, previa valutazione dei stessi pazienti, saranno convertiti in nuclei di assistenza sanitaria residenziale riabilitativa intensiva ed estensiva per l’età evolutiva di cui al presente regolamento. L’eccedenza, rispetto al predetto fabbisogno, dei posti attualmente occupati dai pazienti di cui sopra derivanti dall’esclusione da detto regime assistenziale dovrà essere riconvertita in:
- Posti residenziali per adulti di cui ai seguenti punti 2, 3 e 4 del presente articolo; - Pacchetti di prestazioni ambulatoriali con durata fino a 4 ore erogate dai presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste; - prestazioni di riabilitazione domiciliare di cui al R.R. n.16/2010 e s.m.i. - posti residenziali di strutture di cui al R.R. n.14/2014.
2. 25% dei posti residenziali attualmente autorizzati all’esercizio ed accreditati convertiti in nuclei di assistenza residenziale riabilitativa intensiva; 3. 3,65% dei posti residenziali attualmente autorizzati all’esercizio ed accreditati convertiti in nuclei di assistenza residenziale riabilitativa estensiva; (5) 4. 10% dei posti residenziali attualmente autorizzati all’esercizio ed accreditati convertiti in nuclei di assistenza residenziale di mantenimento riabilitativo (per disabili ad alta complessità assistenziale sanitaria - tipologia di paziente 1 e 2 ); (6) 5. posti semiresidenziali attualmente autorizzati all’esercizio ed accreditati convertiti, tenuto conto della valutazione dei pazienti in carico presso le strutture, in nuclei di assistenza semiresidenziale riabilitativa estensiva per l’età evolutiva, in nuclei di assistenza semiresidenziale riabilitativa di mantenimento per l’età adulta o in pacchetti di prestazioni ambulatoriali con durata fino a 4 ore erogate dai presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste. Si specifica che i posti residenziali e semiresidenziali autorizzati all’esercizio ed accreditati ovvero i posti residenziali e semiresidenziali autorizzati all’esercizio (4) alla data di entrata in vigore del presente regolamento che, ai sensi di quanto precisato ai predetti punti 1 e 5 del presente articolo, saranno riconvertiti in:
- Pacchetti di prestazioni ambulatoriali con durata fino a 4 ore erogate dai presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste, - prestazioni di riabilitazione domiciliare di cui al R.R. n.16/2010 e s.m.i., - posti residenziali di strutture di cui al R.R. n.14/2014 gli stessi saranno decurtati nel numero dal totale degli attuali posti residenziali e semiresidenziali.
In riferimento ai soli posti semiresidenziali riconvertiti in nuclei per la fase di mantenimento, qualora la condizione del paziente presente nel nucleo di assistenza sanitaria semiresidenziale riabilitativa estensiva per l’età evolutiva richieda il passaggio al nucleo per la fase di mantenimento, accertato che il predetto nucleo sia stato attivato nel presidio di Riabilitazione ai sensi del presente regolamento ed accertato che nello stesso nucleo i posti autorizzati ed accreditati sono tutti occupati, su proposta della struttura è possibile aumentare il numero dei posti mediante diminuzione dei rispettivi posti del nucleo semiresidenziale per l’età evolutiva. Il rispetto delle percentuali di cui ai precedenti punti 1), 2), 3), 4) e 5) del presente articolo sarà correlato al numero dei posti letto già autorizzati ed accreditati che formeranno oggetto di apposite preintese da sottoscriversi con ogni singolo erogatore, nel rispetto del fabbisogno regionale, e che saranno oggetto di successivo provvedimento. Il numero dei posti letto occupati da pazienti ricoverati nell’ex Istituto Ortofrenico di Bisceglie e di Foggia alla data di promulgazione del presente regolamento saranno riconvertiti in nuclei di assistenza residenziale di mantenimento riabilitativo [ad esaurimento] con esclusione dei posti letto occupati da pazienti eleggibili ad altro setting assistenziale di tipo sociosanitario. (7) (8) - n. 9 nuclei, da n. 20 p.l. ciascuno, di NUCLEO DI
ASSISTENZA RESIDENZIALE DI MANTENIMENTO RIABILITATIVO – 2^ tipologia per la sede
di Bisceglie;
- n. 5 nuclei, da n. 20 p.l. ciascuno, di NUCLEO DI
ASSISTENZA RESIDENZIALE DI MANTENIMENTO RIABILITATIVO – 2^ tipologia per la sede
di Foggia.”(9)
(•) Parole aggiunte dal R.R.
22/2019, art. 13,
comma 13.1. (•) * Vedi l.r.
25/2021, art. 14,
comma 1. (4) Parole aggiunte dal R.R.
22/2019, art. 13,
comma 13.2. (5) Punto sostituito dal R.R.
22/2019, art. 13,
comma 13.3. (6) Parole aggiunte dal R.R.
22/2019, art. 13,
comma 13.4. (7) Parole aggiunte dal R.R.
22/2019, art. 13,
comma 13.5. (8) Parole eliminate dal R.R
16/2020, art.1,
comma 1. (9) Parole aggiunte dal R.R
16/2020, art.1, comma 1.
Art. 13Autorizzazione alla realizzazione, autorizzazione all’esercizio ed
accreditamento
I presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità
fisiche, psichiche, sensoriali o miste sono soggetti all’autorizzazione alla
realizzazione, all’autorizzazione all’esercizio e all’accreditamento secondo le
procedure e nei termini stabiliti dalla L.R. 28 maggio 2004, n. 8 e s.m.i., in
relazione al fabbisogno definito dal presente Regolamento. In ogni caso,
nella domanda di autorizzazione all’esercizio ciascun presidio di riabilitazione
funzionale deve indicare le tipologie ed il numero dei nuclei per i quali
richiede l’autorizzazione.
Art. 14Verifiche e sanzioni Le verifiche sul rispetto delle disposizioni di legge, sul possesso e sulla
permanenza dei requisiti generali e di quelli strutturali, impiantistici,
tecnologici e organizzativi specifici per i presidi di riabilitazione funzionale
dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste sono
effettuate dai Dipartimenti di Prevenzione, ai sensi della L.R. 28 maggio 2004,
n. 8 e s.m.i., per il tramite del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica. Le
cause di decadenza dell’autorizzazione, oltre al mancato adeguamento e
permanenza alle disposizioni di cui al presente Regolamento, sono quelle
previste dall’art. 10 della L. R. 28 maggio 2004, n. 8 e s.m.i.. Per quanto
attiene il regime sanzionatorio, si rinvia a quanto espressamente disciplinato
in materia dall’art.15 della L. R. 28 maggio 2004, n. 8 e s.m.i..
Art. 15Norme transitorie (•) I presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste autorizzati precedentemente all’entrata in vigore del presente Regolamento si intendono inclusi nel fabbisogno regionale, tenuto conto anche dei processi di riclassificazione in nuclei specializzati per una o più tipologie d’intensità di cura e per una fascia di età (evolutiva, adulta), che si potrebbero determinare a seguito dell’adeguamento ai requisiti definiti nel presente Regolamento. I presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste già autorizzati ed accreditati dalla Regione Puglia alla data di entrata in vigore del presente Regolamento, ai fini della conferma dell’autorizzazione e dell’accreditamento, possono riconvertire i posti residenziali e semiresidenziali già autorizzati ed accreditati nel rispetto del fabbisogno di cui al precedente art. 12.(•) I presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste già autorizzati alla data di entrata in vigore del R.R. n. 12/2015, ai fini della conferma dell’autorizzazione e dell’accreditamento, possono riconvertire i posti residenziali e semiresidenziali già autorizzati nel rispetto del fabbisogno di cui al precedente art. 12 A tal fine il piano di riconversione, nel rispetto del fabbisogno regionale di cui al precedente art. 12, sarà oggetto di apposite preintese da sottoscriversi con ogni singolo erogatore da parte del Direttore dell’Area Politiche per la Promozione della Salute, delle Persone e delle pari Opportunità, e che sarà approvato da parte della Giunta regionale. A far data dall’approvazione del piano di riconversione, entro i successivi 60 giorni i singoli erogatori presentano alla Regione Puglia istanza di conferma e/o di riconversione dell’autorizzazione all’esercizio e dell’accreditamento, con la specifica indicazione del numero e tipologia di nuclei di assistenza così come previsti nel presente regolamento, con le modalità previste dalla L.R. n.8/2004 e s.m.i. ed i successivi atti regolamentari della stessa. In caso di conferma, l’istanza dovrà contenere in autocertificazione la dichiarazione del possesso dei requisiti di cui al presente regolamento. In caso di riconversione l’istanza dovrà contenere un piano di adeguamento da attuare con espresso impegno all’adeguamento entro i limiti temporali stabiliti nel presente articolo. In riferimento ai posti residenziali e semiresidenziali eccedenti la riconversione di cui al precedente art.12, punto 1) e 5) si specifica che: - la riconversione in
a) Pacchetti di prestazioni ambulatoriali con durata fino a 4 ore erogate dai presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste, b) prestazioni di riabilitazione domiciliare di cui al R.R. n.16/2010 e s.m.i., c) posti residenziali di strutture di cui al R.R. n.14/2014, sarà oggetto di apposite preintese così come disciplinate dal presente articolo.
I presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste già autorizzati ed accreditati dalla Regione Puglia ovvero già autorizzati all’esercizio (10) alla data di entrata in vigore del presente Regolamento, devono adeguarsi ai requisiti di cui al presente Regolamento nei termini di seguito indicati a far data dalla approvazione del piano di ricoversione da parte della Giunta regionale:
a) entro 18 mesi per i requisiti organizzativi e tecnologici minimi e specifici; b) entro 5 anni per i requisiti strutturali minimi e specifici.
In deroga al precedente punto b), i presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste già accreditate e verificate per i requisiti strutturali del R.R. n.3/2005, ovvero in possesso di appositi provvedimenti regionali di accreditamento, non si adeguano ai requisiti strutturali del presente regolamento. In deroga al precedente punto b), i presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste accreditate ai sensi dei commi 2 e 3 dell’art.12, L.R. n.4/2010, ovvero accreditate ex lege previa presentazione di istanza contenente l’autocertificazione circa il possesso dei requisiti strutturali previsti dal R.R. n.3/2005, a cui non è ancora seguita verifica da parte del Dipartimento di Prevenzione, se all’atto della verifica non dimostrano di avere i requisiti strutturali del R.R. n.3/2005 devono adeguarsi ai requisiti strutturali del presente regolamento, nel rispetto del termine previsto al precedente punto b). Entro i trenta giorni successivi alla scadenza di ciascuno di tali termini, a pena di decadenza dell’autorizzazione all’esercizio e dell’accreditamento, il responsabile della struttura invia al Servizio Accreditamento e Programmazione Sanitaria della Regione Puglia un’autocertificazione attestante il possesso dei requisiti, ai fini dell’avvio delle attività di verifica. La mancata presentazione della domanda di conferma e/o di riconversione dell’autorizzazione all’esercizio e dell’accreditamento o il mancato adeguamento ai requisiti di cui al presente regolamento nei termini indicati nel presente articolo comporta la decadenza dell’autorizzazione e dell’accreditamento e la conseguente chiusura dell’esercizio. Nel periodo di transizione, che va dalla data di approvazione del piano di ricoversione da parte della Giunta regionale alla data di adozione dei provvedimenti regionali di conferma e/o di riconversione dell’autorizzazione all’esercizio e dell’accreditamento, i presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste già autorizzati ed accreditati dalla Regione Puglia alla data di entrata in vigore del presente Regolamento manterranno il numero e la tipologia di prestazioni per cui sono già autorizzate all’esercizio ed accreditate con le relative tariffe vigenti alla stessa data.
(•) Parole aggiunte dal R.R.
22/2019, art. 14, comma 14.1. (•) Vedi l.r.
25/2021, art. 14,
comma 1. (10) Parole aggiunte dal R.R.
22/2019, art. 14, comma 14.2.
Art. 16Norma di rinvio Per quanto non espressamente previsto nel presente Regolamento, si rinvia alla
normativa regionale vigente in materia, ed in particolare alla L.
R. 8/2004 e s.m.i. e al Regolamento
Regionale n. 3/2005 e s.m.i. per la sezione A “Requisiti generali”, ed alla
normativa nazionale vigente in materia. Per le strutture ammesse alla deroga
di cui al precedente art. 15, punto b), nei limiti di quanto previsto nello
stesso art.15, si rinvia ai requisiti strutturali di cui alla sezione D.01
“Presidi di riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità
fisiche, psichiche e sensoriali” del Regolamento
regionale 13 gennaio 2005, n.3.
Art. 17Norma abrogativa Il presente Regolamento abroga e sostituisce il punto
a) della sezione A dell’art.1 del Regolamento regionale 2 marzo 2006, n.3.
Disposizioni finali Il presente Regolamento è pubblicato sul Bollettino Ufficiale della
Regione Puglia ai sensi e per gli effetti dell’art.
53 comma 1 della L.R.12/05/2004, n. 7 “Statuto della Regione Puglia”.E’
fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare come Regolamento
della Regione Puglia.
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